Aldo Agostinelli

Contribuisce al welfare aziendale e a creare un ambiente di lavoro stimolante e collaborativo, con benefici che riguardano tanto i dipendenti quanto i datori di lavoro. Ecco cosa serve sapere

Vanno ad integrare la retribuzione e sono assegnati al singolo lavoratore o ad un gruppo di dipendenti per i risultati ottenuti dall’azienda, ma non solo. I premi di produzione sono stati introdotti tra gli Anni Sessanta e Settanta come strumento per stimolare la produttività e creare un ambiente di lavoro più collaborativo e meritevole. Come funzionano oggi e quando vengono erogati? 

Come funziona il premio di produzione?

Il premio di produzione è un compenso che si aggiunge alla retribuzione di base dei lavoratori, secondo criteri e prassi che vengono definite dall’azienda o dall’organizzazione: l’ammontare, le condizioni e le modalità di erogazione sono infatti previsti dal contratto stipulato. 

I premi di produzione rappresentano quindi a tutti gli effetti uno strumento di welfare aziendale e si pongono l’obiettivo di raggiungere in modo efficace e più facilmente i risultati di produzione e di fatturato stabiliti. Sono un premio di produttività destinato ad un dipendente o ai reparti che hanno garantito ottime prestazioni e riconosciuto dal datore di lavoro. 

Diventano così degli incentivi che contribuiscono a rendere migliore il contesto lavorativo: da una parte spingono i lavoratori ad impegnarsi di più e dall’altra creano un rapporto più stretto e di fiducia con l’azienda, vedendo riconosciuti gli sforzi compiuti. 

Il premio di produzione può essere erogato:

  • in busta paga;
  • sotto forma di voucher per avere dei servizi di welfare aziendale;
  • partecipazione agli utili dell’azienda.

Se erogato come voucher, possono essere riscattati alcuni servizi garantiti sempre dall’azienda, tra cui:

  • buoni spesa;
  • polizze di previdenza complementare;
  • servizi per il trasporto;
  • servizi mensa;
  • servizi di assistenza sanitaria integrativa;
  • assistenza per i familiari;
  • borse di studio. 

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Quando si prende il premio di produzione?

A dispetto di quanto si possa pensare, i premi di produzione possono essere assegnati non solo ed esclusivamente per i risultati produttivi ottenuti, ma anche per un aumento nella qualità, nell’efficienza e nell’innovazione aziendali. In questo modo ad essere premiato è proprio il merito di un singolo lavoratore o del gruppo che ha raggiunto gli obiettivi prefissati.

Si possono individuare due tipologie diverse:

  • i premi legati a criteri di giudizio oggettivi;
  • i premi legati a parametri non specifici e assegnati in modo discrezionale.

Sono solitamente attribuiti una volta all’anno, spesso in concomitanza con la chiusura del bilancio aziendale, oppure in più momenti se sono correlati a bilanci intermedi e a obiettivi con un preciso arco temporale. 

Il premio costituisce una parte del compenso dei dipendenti e quindi è fondamentale sancire la natura retributiva all’interno di un contratto stipulato dalle parti: in questo modo non può essere ridotto o addirittura revocato. 

La corresponsione dei premi di produttività ha aperto la strada ad altri compensi premiali:

  • di bilancio;
  • di operosità;
  • di presenza;
  • di risultato.

Aggiungono benefici generali all’ambiente lavorativo perché, ad esempio, contrastano alcuni fenomeni come l’assenteismo e la mancanza di impegno. 

Chi prende il premio di produzione?

Il premio di produzione è destinato a tutti i dipendenti con un contratto a tempo indeterminato o determinato, a tempo pieno o part-time. La sua distribuzione deve essere prevista dal contratto, intendendo con esso tanto un contratto collettivo nazionale quanto un contratto territoriale o aziendale.

Il compenso può essere riservato ad un singolo lavoratore o ad una singola lavoratrice o, ancora, ad un gruppo di dipendenti che, per esempio, costituisce un intero reparto che ha saputo raggiungere gli obiettivi previsti. 

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Quanto è tassato il premio di produzione in busta paga?

Il premio di produzione beneficia di una tassazione agevolata prevista espressamente dalla normativa nazionale. Nel corso degli anni il legislatore ha aggiornato le regole fiscali che si applicano in materia, allo scopo anche di incentivare l’introduzione della premialità da parte delle aziende nei riguardi dei dipendenti. 

A fissare per prima la tassazione agevolata del premio di produzione è stata la Legge di Bilancio 2016: il premio non è soggetto alle aliquote progressive IRPEF e inizialmente era contemplata una sola aliquota pari al 10%.

Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2023 questa aliquota è stata ulteriormente ridotta e portata fino al 5%, con l’intento appunto di attribuire un valore (anche simbolico) maggiore al premio di produzione.

Occorre precisare alcuni punti importanti

  • Il primo è che alla tassazione agevolata vanno comunque aggiunti i contributi INPS per la previdenza. 
  • Il secondo è che la tassazione agevolata vale per i lavoratori che dispongono di un reddito da lavoro dipendente inferiore agli 80.000 euro l’anno
  • D’altra parte, sempre con la Manovra 2023, l’importo massimo del premio di produzione al quale è riservata la tassazione agevolata è passato da 3.000 a 4.000 euro

La tassazione del premio al 5% non è la sola agevolazione fiscale ammessa dal sistema fiscale italiano. Nel caso in cui si decide di convertire il premio previsto in buga paga in un voucher che rientra tra i buoni welfare, l’esenzione fiscale è totale. 

I buoni welfare, nel dettaglio, sono stati introdotti per semplificare l’erogazione di beni e servizi che concorrono a migliorare la qualità della vita e la work/life balance. La materia è stata regolamentata sempre dalla Legge di Bilancio 2016 e, in un secondo momento, sono intervenute le Leggi di Stabilità del 2017 e del 2018. Punto centrale resta il welfare aziendale che si estende dalle piccole e medie imprese (PMI) alle grandi realtà nazionali e internazionali. 

Sono quindi dei beni e servizi in natura che l’impresa o l’organizzazione riconosce al lavoratore, definiti come fringe benefit. Non sono previsti dall’importo indicato nel contratto originario. Considerando che hanno come scopo quello di contribuire a rafforzare la qualità di vita tanto sul luogo di lavoro quanto fuori, i benefici includono

  • contributi economici per l’assistenza sanitaria:
  • prestazioni sanitaria di diversa natura;
  • servizi di assistenza;
  • corsi formazione e istruzione rivolti sia ai dipendenti che alle loro famiglie;
  • supporti all’istruzione e all’educazione;
  • attività che riguardano il tempo libero;
  • abbonamenti per i mezzi di trasporto. 
Aldo Agostinelli