Content curation, tutto quello che c’è da sapere

Content curation, tutto quello che c’è da sapere

L’attività di content curation consiste nella pubblicazione, nella revisione e nella riorganizzazione di contenuti già presenti sul web, da integrare con i contenuti originali creati all’interno di una strategia  di content marketing

La content curation, o cura dei contenuti, è un’attività di digital marketing che consiste nella revisione, nell’organizzazione e nell’introduzione di contenuti già esistenti sul web. Può essere considerata una parte del content marketing, la quale prevede un lavoro più complesso e ampio sulla creazione dei contenuti e sull’elaborazione di un piano editoriale a partire da zero. Il content curator, invece, può essere considerato un editor, un revisore di contenuti di qualità provenienti da fonti diverse, dotato di una visione strategica. Vediamo quindi come fare content curation e a cosa serve.

Cosa si intende per content curation?

Per capire cos è la content curation, pensiamo a quanti contenuti interessanti sono presenti sul web. Un’infinità. Troppi, per chi cerca informazioni mirate, precise e affidabili. I content curator possono aiutare gli utenti a districarsi in questa marea di contenuti, proponendoli in modo organizzato. Ovviamente, ciò comporta un vantaggio per il sito web o il profilo su un social network sul quale si pubblicano, perché incrementerà l’interesse, le visite e le interazioni.

La content curation interviene spesso in un secondo momento, nel contesto di una content strategy. Quando, cioè, i contenuti non possono essere più considerati appetibili dalle proprie audience per diversi motivi che vedremo in seguito. Questa attività opera quindi, da una parte, sui contenuti prodotti dalla stessa azienda, rinnovandoli e riorganizzandoli. Dall’altra, recuperando da altre fonti contenuti in modo da offrire al proprio pubblico più informazioni ragionate. Chiaramente se un contenuto viene ripostato da altrove va citata la fonte, oppure lo si può prendere come spunto per poi rielaborarlo.

A cosa può servire la content curation?

Quando un cliente o un’azienda ha già dei contenuti posizionati, spesso può rivelarsi più utile, oltre che più rapido, lavorare su di essi, piuttosto che crearne di nuovi. Oppure, si può intervenire su entrambi i fronti. I testi di un blog possono essere ottimizzati dal punto di vista SEO, arricchiti e allungati, corretti se presentano imprecisioni o errori. Contano anche l’aspetto grafico e le immagini: il “restyling” prevede quindi anche la sostituzione di foto poco significative con immagini in grado di trasmettere i valori aziendali. Il criterio guida è sempre quello della qualità, sulla quale molti siti web o profili sui social media devono ancora lavorare molto.

I risultati saranno evidenti, perché Google premia i contenuti originali e appropriati. Un’attività di content curation può portare un sito web a guadagnare molte posizioni sulla Serp e a conquistare l’interesse e la fiducia degli utenti. Naturalmente le fonti dalle quali selezionare i contenuti da condividere devono essere di qualità. Il percorso di content curation deve seguire una linea coerente e allo stesso tempo rendere vario e diversificato il calendario editoriale di un profilo social o il blog di cui ci si occupa. Infatti, uno dei vantaggi della conten curation è che permette di uscire dall’autoreferenzialità, che risulta sempre poco apprezzata dagli utenti. Il trucco è trovare il giusto equilibro tra contenuti interni ed esterni.

Come fare content curation di un articolo?

Per prima cosa, è necessario identificare su quali contenuti lavorare. Ci sono ad esempio articoli che hanno una “scadenza” e vanno aggiornati dal punto di vista temporale, oppure news che non lo sono più. Altri, invece, sono poco performanti proprio per come sono stati realizzati. Il contenuto deve essere chiaro e leggibile, ben scritto, con frasi chiare e dirette. Un articolo deve sempre essere suddiviso in paragrafi, ciascuno con un titoletto in grassetto. Il titolo principale deve contenere la parola chiave, così come il sottotitolo e la metadescrizione. Ma soprattutto il contenuto deve essere interessante e originale, attuale e coerente con i valori aziendali. E deve fornire informazioni nuove e utili per gli utenti.

Quando è necessario intervenire

Abbiamo già anticipato quali sono i casi in cui è necessario attivare una strategia di content curation. Vediamo a livello più tecnico quali sono le metriche da tenere in considerazione, i campanelli d’allarme più importanti:

  • calo delle visualizzazioni
  • frequenza di rimbalzo elevata
  • alternanza e passaggio di trend stagionali
  • attualità dell’argomento trattato
  • cambiamenti nell’algoritmo di Google.

Per essere aggiornati e trovare spunti sulle novità più ricercate dagli utenti, può essere utile farsi guidare da Google Trends, uno strumento che fornisce dati dettagliate sugli argomenti più ricercati del momento. L’obiettivo è diventare dei riferimenti autorevoli rispetto ad un determinato tema o settore, quindi è necessario essere sempre “sul pezzo” e lavorare sulla qualità.

L’importanza delle relazioni

L’attività di content curation permette anche di intessere fruttuose relazioni con blogger, giornalisti e influencer del settore, taggandoli quando se ne condivide un contenuto. Un’altra strada da percorrere è quella della condivisione di post e contenuti dei propri follower e clienti. In questo modo si crea una community forte e motivata, perché si da valore a ciò che le persone pensano e dicono. Il dialogo e l’interazione sono importanti. Non basta limitarsi a pubblicare il link di un contenuto, ma è bene invece aggiungere un commento, rispondere alle curiosità e alle domande degli utenti. Inserire una call to action, chiedendo alle persone cosa ne pensano, è sempre una buona idea. Questo principio è valido soprattutto sui social, ma anche in alcuni blog esiste una buona possibilità di comunicazione, spesso con risposte più ragionate e approfondite.