Se Alexa è psicologa il marketing esulta. E la privacy?

Se Alexa è psicologa il marketing esulta. E la privacy?

In un futuro molto vicino gli assistenti virtuali potrebbero intuire lo stato d’animo degli utenti e rispondere di conseguenza. Un’applicazione dell’intelligenza artificiale che apre opportunità e allo stesso tempo porta con sé dubbi etici e legali

Dai tempi in cui s’interrogava Siri in pubblico per mostrare agli amici, con divertito stupore, la sua capacità di rispondere in modo pertinente, sembrano passati secoli. In effetti, i progressi nel campo dell’intelligenza artificiale e del machine learning hanno subito un’accelerazione sorprendente negli ultimi anni. Oggi comunichiamo con Alexa senza neppure farci caso, e forse senza neanche renderci conto di quanto sia migliorata la sua abilità nel fornire risposte azzeccate. Cosa accadrebbe, però, se oltre a comprendere le nostre parole Alexa riuscisse anche a intuire, tramite le sfumature e l’inclinazione del tono di voce, il nostro stato d’animo?

I rischi di un’Alexa troppo perspicace

Il professor Joseph Turow, docente presso la Annenberg School for Communication dell’Università di Pennsylvania, mette in guardia dai possibili rischi di questa evoluzione. Al punto che, in base al suo parere, la legge dovrebbe impedire già da ora alle aziende di analizzare ciò che diciamo e come lo diciamo allo scopo di personalizzare i messaggi pubblicitari o suggerire l’acquisto di specifici prodotti o servizi. Un approccio oggi ancora poco diffuso, ma che potrebbe a breve trovare un’applicazione pratica e una conseguente diffusione su larga scala. Meglio – sostiene Turow –  mettere le cose in chiaro fin da subito e stabilire un limite prima che sia troppo tardi.

Secondo lo studioso, in assenza di un argine questa tecnologia potrebbe allargarsi dal semplice marketing a settori in cui metterebbe a rischio non solo la privacy, ma anche l’etica e il concetto stesso di giustizia. La polizia potrebbe decidere chi arrestare e le banche a chi concedere un mutuo in base all’interpretazione di uno stato d’animo o di un modo di essere (Should Alexa read our moods?).

L’altra faccia della medaglia: le applicazioni in ambito sanitario

C’è da dire, però, che le ricerche nel campo dell’intelligenza artificiale hanno trovato riscontri importanti anche al di fuori del marketing. Per esempio in medicina. La profilazione vocale permette in alcuni casi di individuare con precisione alcune patologie importanti, dall’Alzheimer al Coronavirus. Già nel lontano 2008, l’attuale responsabile di Amazon Alexa, Rohit Prasad, guidò un programma del DARPA che, mediante l’uso dell’intelligenza artificiale, puntava a comprendere lo stato di salute mentale dei veterani tramite il suono della loro voce. L’obiettivo in questo caso era individuare per tempo eventuali sintomi di disagio per arginare i dilaganti casi di suicidio tra i reduci della guerra in Iraq (Amazon’s Alexa may soon know if you’re happy or sad).

Tra presente e futuro

Tornando a Turow, il professore chiarisce in effetti che la legge dovrebbe bloccare esclusivamente l’utilizzo a puro fine commerciale di queste tecnologie. Alcuni call center, per esempio, fanno già qualcosa di simile. Se l’assistente virtuale valuta che la persona all’altro capo del telefono è tesa o arrabbiata, può indirizzarla a del personale in grado di tranquillizzarla. Spotify, sollevando numerose proteste nel settore, ha brevettato una tecnologia che permette di suggerire agli utenti particolari brani e generi monitorando e registrando la voce (e identificando quindi età, sesso e accento, oltre allo stato d’animo) e rumori di sottofondo (New Spotify Patent Involves Monitoring Users’ Speech to Recommend Music).

Considerando lo scenario più e meno recente, i timori di Turow non paiono infondati. Si tratta come sempre di monitorare le diverse ramificazioni di una tecnologia che porta con sé opportunità e rischi.

Nei probabili sviluppi dell’intelligenza artificiale e delle capacità degli assistenti virtuali prevalgono i vantaggi o i rischi per la privacy? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo

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