Dai robot un aiuto al retail fisico. Ecco come.

Dai robot un aiuto al retail fisico. Ecco come.

In diversi Paesi del mondo i robot autonomi elettrici sono impiegati per le consegne a domicilio. Un aiuto concreto al commercio di prossimità, in un momento in cui i negozi di quartiere soffrono a causa del lungo periodo di lockdown da Covid-19 e del prossimo obbligo del social distancing.
Ascolta “Robot negozi e digitale” su Spreaker.

Parliamo di commercio. Quello vero. Quello dei negozi fisici. Della panetteria sotto casa e del fioraio all’angolo della via. E parliamo anche di robot consegna pacchi.

Cosa c’entrano i robot con i negozi? Niente e tutto.

Nel senso che per ora non i robot non li vediamo (quasi) da nessuna parte. Dico quasi, perché, per esempio, a Rapallo esiste un ristorante, dove i robot servono il sushi ai clienti al tavolo. Ma è un’eccezione.

Tutto, perché i robot potrebbero essere una soluzione per il commercio di prossimità. I negozi di quartiere, appunto.

Il lockdown li ha massacrati economicamente. Il social distancing obbligatorio della riapertura, non li aiuterà più di tanto. E allora che fare?Cercare di risolvere due problemi in uno.

Il primo problema, lo abbiamo detto, è la sopravvivenza dei negozi. Il secondo è la salvezza della robotica italiana.

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Forse non tutti lo sapete. Ma l’Italia nella robotica va forte, fortissima. Vantiamo centri di eccellenza da nord a sud, sia pubblici che privati: Milano, Roma, Pisa, Napoli, Catania. E molti altri.
Ed esportiamo i nostri robot in tutto il mondo. Anche nella tecnologica Cina.

Ora, però, come i negozi, la robotica italiana sta patendo il lockdown. Il mercato interno è crollato del 41%. E l’export ha perso quasi il 5%. Il rischio – molto, molto serio -, è di perdere quote di mercato. E che i nostri acquirenti, come la Cina, si rivolgano alla concorrenza.

Una delle soluzioni possibili, potrebbe essere quella di mettere i robot a fare le consegne dei negozi. Non sto scherzando. E non ho letto troppa fantascienza in quarantena!

All’estero lo stanno già facendo in diversi Paesi. Dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, alla Colombia (Coronavirus, dagli Usa alla Colombia: la spesa arriva a casa con i robot)

Il robot è fatto come un carrello chiuso, con 4 o 6 ruote. È elettrico, quindi non inquina. Nel vano superiore il negoziante deposita la spesa acquistata dal cliente tramite un’app. Grazie al gps, ai sensori e alla tecnologia laser integrati, il robot si districa nelle strade. Evita gli ostacoli. Non investe le persone. E non finisce sotto alle auto.

Magari se la cava bene pure con le buche di Roma. Ma quella è un’altra storia…

Il cliente può controllare sulla sua app a che punto è il robot. Quando il robot arriva alla sua porta, il cliente digita un codice oppure esegue il riconoscimento facciale. Il vano del robot si apre e può ritirare i suoi acquisti. “Grazie signore, arrivederci”. E la consegna è fatta.
Ognuno di questi robot può eseguire dalle 10 alle venti consegne al giorno.
E anche l’Italia ne possiede. Anzi, ne ha creati alcuni modelli tra i più evoluti.

Penserete: eh ma un robot costa tanto. Un negoziante già in crisi economica come può fare a comprarsene uno? Si potrebbero trovare formule di affitto (credo esistano già per altro per questi robot). Oppure leasing. Canone mensile. Tariffe a consegna.

Non sarà LA soluzione di una crisi del retail di quartiere  così seria. Ma è un tassello. E potrebbe aiutare molte famiglie. Speriamo che chi deve, ci rifletta su!

Cosa ne pensate di questa soluzione? Sarebbe possibile anche da noi in Italia? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo

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