Un mondo senza app? Per alcuni è possibile. Ecco perché

Un mondo senza app? Per alcuni è possibile. Ecco perché

Siamo così abituati a utilizzare le app che ci resta ormai difficile immaginare un’alternativa. Ma all’epoca del loro lancio le app non erano una tecnologia inevitabile. E oggi si comincia a ipotizzare di poterne fare a meno. Il punto della situazione

Cosa succederebbe se giocassimo, facessimo acquisti, guardassimo Netflix e leggessimo notizie sui nostri smartphone senza usare app? Se lo chiede Shira Ovide in un articolo del New York Times in cui l’autrice immagina cosa accadrebbe se i nostri smartphone, come pure i computer, tornassero ad essere soltanto strumenti per navigare online tramite un browser. Un tema interessante, che dà uno scossone ad alcune nostre convinzioni, magari assorbite per pigrizia o assuefazione: diamo per scontato e inevitabile l’uso delle app, ma non è così.

Marcia indietro: dall’app al browser

Per prima cosa, le app non erano inevitabili. All’inizio dell’era degli smartphone, c’è stato un tiro alla fune tra le tecnologie più simili ai siti web e le app come le conosciamo oggi. Le app hanno vinto, soprattutto in quanto tecnicamente superiori. Al contempo, però, i browser sono migliorati e il cloud computing ora consente l’accesso a una moltitudine di dati complessi senza che questi appesantiscano l’hardware del telefono. Certo la navigazione sui siti web tramite smartphone è ancora limitata da alcuni ostacoli tecnici. Tuttavia, negli ultimi mesi, la console Xbox di Microsoft, il popolare gioco Fortnite e altre società di videogiochi hanno sviluppato tecnologie che permettono di giocare online, tramite browser, su smartphone. Un passaggio importante: i videogiochi sono tra i software più popolari e tecnicamente sofisticati. Se possono slegarsi dalle app, forse ogni altro settore può farlo (To Fight Apple and Google’s Grip, Fortnite Creator Mounts a Crusade).

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Una realtà digitale alternativa al dominio di Apple e Google

Apple e Google dettano gran parte di ciò che è consentito fare o non fare sui telefoni di tutto il mondo e hanno un controllo rilevante sulla nostra vita digitale. Da una parte, ciò garantisce la sicurezza dei nostri smartphone. Dall’altra, non bisogna dimenticare che Apple e Google addebitano una commissione significativa su molti acquisti in-app e spesso impongono ai produttori limiti notevoli: ad esempio, acquistare un e-book Kindle su un’app per iPhone non è possibile. Le crescenti lamentele dei produttori di app mostrano che gli svantaggi di questa posizione dominante potrebbero iniziare a superare i benefici. Si tratta allora di immaginare una realtà alternativa in cui le aziende non abbiano bisogno di spendere denaro nella creazione di app costruite su misura per iPhone e Android. Una condizione che forse permetterebbe anche ad aziende più piccole di entrare nel mercato e agli utenti di avere a disposizione servizi migliori, diversificati e più economici (Apple’s App War Needs Peace).

Lo strapotere di Facebook

Facebook è un’azienda. Ma è anche  – afferma provocatoriamente l’autrice – il più grande esperimento al mondo di controllo mentale di massa. Per esempio Facebook ha fatto in modo che i post divisivi nel suo feed di notizie avessero minore risalto rispetto alle informazioni provenienti da fonti autorevoli sulle elezioni statunitensi. Facebook non è un prodotto statico. Si evolve costantemente in risposta agli obiettivi dell’azienda e alle pressioni esterne. In ogni caso tutto quello che vediamo o non vediamo è il risultato di scelte deliberate dell’azienda stessa. Ed è sempre stato così. Dunque – si chiede in conclusione Shira Ovide –  è normale che una società controllata principalmente da una persona abbia così tanta influenza sulle preferenze e sui comportamenti di miliardi di persone? Dovremmo davvero lasciare tutto questo potere nelle mani di un’azienda? (Facebook Struggles to Balance Civility and Growth).

Le domande poste dalla giornalista del New York Times aprono un dibattito stimolante, che lascia intravedere la possibilità di ristabilire, almeno in parte, gli equilibri – oggi piuttosto sbilanciati – che regolano il web. Se il prezzo è rinunciare all’immediatezza e alla praticità delle app, alla quale ormai siamo abituati, forse si può prendere questo cambiamento in considerazione.

Sareste propensi a utilizzare alcuni software direttamente tramite browser sul vostro smartphone al post delle app? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo

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