“First Person”, la docuserie di Snapchat con gli occhiali AR

“First Person”, la docuserie di Snapchat con gli occhiali AR

L’applicazione più amata dai giovani ha prodotto un documentario sul cambiamento climatico girato in prima persona dagli stessi protagonisti tramite gli occhiali AR Spectacles. Tutti i dettagli del nuovo format audiovisivo

Una serie sul cambiamento climatico filmata in prima persona da attivisti di diversi Paesi tramite gli occhiali Snapchat Spectacles. È questo l’ultimo singolare progetto di Snapchat, l’applicazione di messaggistica istantanea (ed estemporanea), utilizzata da oltre 350 milioni di utenti in tutto il mondo. “First Person” è una serie di 6 documentari prodotti dal giornalista Yusuf Omar e girati direttamente dai protagonisti tramite gli occhiali per la realtà aumentata. Non si tratta solo di un particolare metodo di produzione – ha spiegato l’autore – bensì di una scelta che permette agli spettatori di vedere letteralmente le cose dal punto di vista da chi lavora per la salvaguardia dell’ambiente (Watch the trailer for ‘First Person,’ a climate-focused series shot on Snapchat Spectacles).

Spectacles, il gioiello di Snapchat

Per capire meglio in cosa consiste questo progetto occorre partire dal mezzo utilizzato, che ne costituisce l’elemento realmente innovativo. Spectacles, gli occhiali AR lanciati da Snapchat, rappresentano l’evoluzione tecnologica dei meno fortunati Google Glass. Gli Spectacles, però, non mostrano contenuti. Hanno solo due minuscole videocamere agli angoli, sono robusti, colorati e dotati di lenti solari di ottima qualità. Il modello base si porta a casa a 175 euro. Tramite questi occhiali si può filmare solo quello che si ha davanti agli occhi. Il mondo è visto attraverso un oblò rotondo, esattamente come il formato del video che viene prodotto, della durata massima di 30 secondi, editabile con alcuni effetti e naturalmente condivisibile su Snapchat (Arrivano Spectacles, gli occhiali di Snapchat: cosa sono e come funzionano).

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Nuovi formati audiovisivi tra tecnologia e giornalismo partecipativo

Yusuf Omar, oltre ad essere un pioniere di forme alternative e partecipative di giornalismo, vanta una lunga esperienza di occhiali AR: sostiene infatti di avere indossato gli Spectacles ogni giorno della sua vita a partire dal 2016. Il suo progetto Hashtag our stories ha coinvolto oltre 10mila persone da 140 Paesi nella produzione di servizi giornalistici dal basso con i propri smartphone.

“First Person” è quasi un’estensione del suo lavoro: il team ha inviato gli Spectacles a diverse persone in sei Paesi in modo che potessero documentare il lavoro che stanno portando avanti per combattere il cambiamento climatico. “Quando il Covid-19 ha iniziato a diffondersi, molte attività giornalistiche tradizionali si sono forzatamente interrotte – ha spiegato Omar a Techcrunch  -. I nostri innovatori, al contrario, non hanno smesso di lavorare. Spedire loro gli occhiali ci ha permesso di raggiungere storie altrimenti impossibili da raccontare durante la pandemia”.

Un documentario in presa diretta

Catturando le azioni quotidiane dei protagonisti dai loro stessi occhi, i filmati mostreranno come queste persone lavorano, creano, riciclano, nella maniera più concreta e diretta che si possa immaginare. “Vedere le mani al lavoro, dal punto di vista di chi sta compiendo l’azione, rende le storie riconoscibili, interessanti e coinvolgenti – ha commentato il curatore -. Così il pubblico può pensare: posso farlo anch’io”. “First Person”, visibile su Snapchat a partire dall’ultima settimana di ottobre, è pensato soprattutto per un pubblico giovane, che costituisce d’altronde la maggioranza degli utenti di Snapchat. Potrebbe però rivelarsi anche un’ottima soluzione alle limitazioni imposte dalla pandemia, oltre che un modo per richiamare l’attenzione su temi importanti, offrendo un’alternativa alle difficoltà che attraversa il giornalismo tradizionale.

Un documentario realizzato tramite gli occhiali AR di Snapchat può essere un prodotto di qualità o è una pura mossa commerciale ? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo

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