Aldo Agostinelli

L’espressione “phase out” circola da tempo nel contesto delle Cop, le conferences of parties, e racchiude un obiettivo importantissimo: l’eliminazione delle fonti fossili. Sarà possibile raggiungerlo?

Il tema del phase out, ovvero il superamento graduale dei combustibili fossili, è stato ampiamente dibattuto durante la Cop28, il vertice internazionale sulla crisi climatica che si è concluso il 12 dicembre 2023 a Dubai, negli Emirati Arabi. Una sede di per sé eloquente (e molto discussa) rispetto all’argomento petrolio. L’Unione europea è la più determinata ad affermare il concetto dell’abbandono graduale – ma certo e totale – delle fonti fossili. Un’ipotesi contrastata da India, Russia, Iran e Paesi del Golfo. Alla fine, come vedremo, l’espressione “phase out” è stata cancellata dal documento finale, pur riaffermando la necessità di “transitare” al di fuori di un’economia basata sui combustibili fossili. Questione di forma o sostanza?

Phase out significato

Phase out significa, letteralmente, eliminazione progressiva o graduale. Il termine è stato introdotto nel contesto delle Cop – Conferences of parties – i vertici mondiali sui cambiamenti climatici, per affrontare il tema del superamento delle fonti fossili necessario a mitigare la crisi climatica.

Cosa è il phase out?

Il termine si riferisce all’eliminazione graduale dei combustibili fossili dai sistemi economici dei Paesi delle Nazioni Unite. In passato si è parlato anche di phase down, una riduzione graduale delle fonti fossili, senza fare riferimento ad un superamento totale. Una soluzione sicuramente insufficiente. Da sempre, gli Stati membri dell’OPEC, l’organizzazione dei Paesi che esportano petrolio, si oppongono per ovvie ragioni al phase down, che tuttavia è ormai appurato essere l’unica strada percorribile per mantenere il surriscaldamento globale al di sotto degli 1,5 gradi. 

Phase out Cop28

Nel corso della Cop28 di Dubai, che si è conclusa il 12 dicembre 2023, è stato introdotto un nuovo concetto al posto di phase out: quello del “transitioning away”, transitare fuori. Il termine phase out non esiste più. Il testo finale del vertice afferma che è necessario “Abbandonare i combustibili fossili nei sistemi energetici, in modo giusto, ordinato ed equo. Accelerando l’azione in questo decennio critico, in modo da raggiungere lo zero netto entro il 2050, in accordo con la scienza”. Nel testo si parla anche di “triplicare le fonti rinnovabili e raddoppiare la media globale del tasso annuo di efficienza energetica” entro il 2030.

L’esito finale è stato da una parte accolto come un successo (parlando di accordo storico), da altre con meno entusiasmo, in quanto potrebbe prestarsi a diverse interpretazioni. Più nello specifico, sembra che il testo contenga diverse “scappatoie”. Spesso infatti la scelta di un termine al posto di un altro non è una pura formalità. Ma è una scelta dettata da ragioni ben chiare. Di certo, è la prima volta che in un documento finale di una Cop si legge l’espressione “combustibili fossili”, tema che come sappiamo rappresenta un nodo cruciale. Ora vedremo come questo punto verrà concretizzato.

Phase out carbone Italia

Il concetto del phase out è stato ripreso e fatto proprio da diversi Paesi, tra i quali l’Italia. Nell’estate 2023 il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha firmato un atto di indirizzo. L’obiettivo è rimodulare la produzione di energia elettrica da carbone, olio combustibile, bioliquidi sostenibili e biomasse solide. In sostanza, questo documento prevede di ridurre al minimo le centrali a carbone e di cessare l’utilizzo di olio combustibile. Con l’obiettivo di arrivare – in modo graduale – all’abbandono totale del carbone. Si tratta dunque di un primo passo nella direzione del phase out.

Aldo Agostinelli