Aldo Agostinelli

I Pfas sono composti chimici potenzialmente dannosi per l’ambiente e per la salute dell’uomo: ecco perché e dove si trovano

Circa dieci anni fa abbiamo sentito parlare forse per la prima volta in modo diffuso dei Pfas a causa della scoperta della contaminazione delle falde acquifere di una trentina di comuni del Veneto (Brendola, Lonigo e Sarego i più colpiti). Allora non esistevano limiti di legge relativi alla presenza dei Pfas e neppure l’Oms aveva disposto raccomandazioni in merito. Oggi si torna a parlare di questi composti chimici estremamente diffusi, in quanto presenti in numerosi prodotti di uso quotidiano, e quindi difficilmente evitabili. Scopriamo perché, che cosa sono e perché sono dannosi per l’ambiente e per la salute umana.

Pfas: cosa sono

Cosa sono i Pfas e dove si trovano? I Pfas (perfluoroalchilici e polifluoroalchilici) sono una classe di composti chimici artificiali (ne esistono oltre 4700) utilizzati in una vasta gamma di prodotti industriali e di consumo come rivestimenti antiaderenti, schiume antincendio, materiali impermeabili, abbigliamento tecnico,  prodotti per l’igiene personale. I più conosciuti per i loro effetti negativi sono l’acido perfluoroottansolfonico (Pfos) e l’acido perfluoroottanoico (PFOA)

Nati negli anni 40, i Pfas sono stati utilizzati ampiamente nei decenni seguenti essendo idrorepellenti, oleorepellenti e antiaderenti, dunque utili a diversi scopi. La composizione chimica dei Pfas è particolarmente resistente (legami tra carbonio e fluoro), dunque il processo di degradazione naturale richiede tempi lunghissimi.

Pfas: dove si trovano

Probabilmente il primo oggetto che viene in mente a tutti è la classica pentola antiaderente (oggi in teoria le pentole dovrebbero essere realizzate senza Pfas ma non è sempre così). Tuttavia l’utilizzo dei pfas è ben più ampio. Li si trova infatti in impianti e protesi mediche, carte e imballaggi, cavi e cablaggi, schiume antincendio. Inoltre i pfas sono ampiamente utilizzati a livello industriale nei settori automobilistico, navale, energetico, elettronico, della produzione mineraria e dell’edilizia. Ecco perché evitarli è praticamente impossibile.

Ciò che li rende preoccupanti è la loro persistenza nell’ambiente e la potenziale tossicità per la salute umana. Per questo, i Pfas sono oggetto di crescente attenzione da parte delle autorità internazionali e dei governi, che cercano di limitarne l’uso e di gestire il loro impatto attraverso normative e controlli ambientali.

Che danni provocano i Pfas?

Poiché i Pfas non si degradano facilmente nell’ambiente, possono penetrare nelle acque sotterranee e accumularsi nel suolo, nelle piante e negli organismi viventi nel corso del tempo. Quindi, di conseguenza, è facile assumerli attraverso l’alimentazione. Studi scientifici hanno associato l’esposizione a questi composti chimici a vari effetti sulla salute umana, tra cui problemi di sviluppo, danni al fegato, alla tiroide, al sistema riproduttivo, endocrino e immunitario, nonché a un aumentato rischio di cancro.

Una recente ricerca, pubblicata nell’aprile 2024 dall’Università di Padova e dall’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori, ha riacceso i riflettori sul tema dei Pfas. I ricercatori hanno scoperto che nelle zone contaminate, circa 30 comuni nelle province di Vicenza, Padova e Verona, tra il tra il 1980 e il 2018 si è registrato un eccesso di 4.000 morti rispetto al numero atteso, un aumento di malattie cardiovascolari e di tumori, soprattutto ai testicoli e ai reni.

Come evitare i Pfas?

Evitare completamente l’esposizione ai Pfas è impossibile, essendo così diffusi nell’ambiente e nei prodotti di uso quotidiano. Al di là della situazione circoscritta descritta sopra, comunque, non è necessario allarmarsi poiché non siamo in una situazione di emergenza. Si può continuare a bere l’acqua del rubinetto e si possono indossare capi in Goretex. Sarebbe importante piuttosto che le autorità intervenissero con maggiore decisione  (a e livello globale perché questo problema riguarda tutto il mondo) per limitare i danni nel futuro, incentivando la ricerca scientifica a sviluppare soluzioni alternative.

A livello individuale si può limitare o evitare l’utilizzo di alcuni oggetti come, appunto, le vecchie padelle antiaderenti, specialmente quando sono rovinate, preferendo utensili da cucina in acciaio inossidabile o ghisa. Esistono anche sistemi di filtrazione per rimuovere i composti chimici dall’acqua destinata al consumo umano.

Quali pentole contengono Pfas?

Le pentole antiaderenti sono spesso fonte di preoccupazione per la presenza di rivestimenti contenenti sostanze tossiche. I rivestimenti antiaderenti, come il politetrafluoroetilene (Ptfe) comunemente noto come Teflon, sono stati tradizionalmente realizzati con composti Pfas, che possono rilasciare piccole quantità nell’aria e nei cibi durante la cottura. Tuttavia, negli ultimi anni, sono state sviluppate alternative più sicure.

Quali sono le padelle senza Pfas?

Tra le alternative sicure ci sono le padelle

  • in alluminio anodizzato
  • rivestite in ceramica
  • in ghisa
  • in acciaio inossidabile.

Inoltre, alcuni marchi specificano nell’etichetta l’assenza di composti chimici quindi è consigliabile leggere accuratamente tutte le informazioni al momento dell’acquisto.

Aldo Agostinelli