Pagespeed insight: cos’è, a cosa serve e come funziona

Pagespeed insight: cos’è, a cosa serve e come funziona

Pagespeed insight è uno strumento gratuito di Google che permette di misurare la velocità di caricamento di una pagina web. Si tratta di una risorsa importante, i cui risultati vanno interpretati e integrati con altri elementi. Ecco come

Pagespeed insight fa parte degli strumenti gratuiti offerti da Google. Si tratta di un tool in grado di verificare la velocità di caricamento un sito web e di fornire preziose indicazioni su come migliorare le prestazioni del sito stesso. Le pagine web, infatti, oggi vengono abbandonate rapidamente se non sono veloci. Gli utenti si spazientiscono se il tempo di caricamento supera anche i 4-5 secondi. Per questo, la velocità del sito deve essere tenuta sotto controllo. Ricordando tuttavia che non è questo l’unico parametro da tenere in considerazione per ottenere un buon posizionamento su Google. E che non è necessario puntare ad un punteggio pari a 100. Vediamo perché e come funziona questo strumento.

Che cos’è Pagespeed insight

Google Pagespeed insights è un utilissimo tool che restituisce un punteggio relativo alla velocità di caricamento di una pagina web e degli elementi che la compongono. Ne analizza nel dettaglio i diversi componenti e suggerisce dove intervenire per caricare la pagina più rapidamente. E, di conseguenza, per ottimizzare al meglio il sito per i motori di ricerca. La  velocità, infatti, può essere considerata un parametro importante in ottica SEO, anche se naturalmente non è l’unico. Utilizzare Pagespeed insight è molto facile: basta collegarsi alla pagina dedicata e inserire l’url del sito di cui si vuole verificare la velocità. Si può controllare la prestazione di qualsiasi sito web, non solo del proprio. Questo aspetto è molto utile per tenere d’occhio la concorrenza e per farsi un’idea del funzionamento dei principali siti web.

Il punteggio delle prestazioni

I risultati di Pagespeed sono dati reali raccolti nell’ultimo mese e sono disponibili per dispositivo mobile e per desktop. Considerando che molti utenti oggi navigano tramite smartphone, concentratevi su questo aspetto. Viene indicato un punteggio complessivo delle prestazioni, che va da 0 a 100. Sotto i 50 punti le prestazioni sono basse, tra i 50 e gli 89 medie, dai 90 ai 100 alte. Perché abbiamo detto all’inizio che non è necessario puntare a 100? Fate una prova: inserite l’url del sito di Amazon, e vedrete che il risultato non raggiunge le massime prestazioni. Non è possibile che uno dei siti web più importanti e utilizzati al mondo presenti dei difetti importanti. Significa che questo numero va letto in termini non assoluti. Ci sono poi altri indicatori specifici che lo strumento fornisce. Vediamo in cosa consistono.

Core Web Vitals

Gli indicatori di cui abbiamo parlato sono chiamati Core Web Vitals (segnali web essenziali). Sono dei parametri che valutano l’usabilità delle pagine web. Sempre in relazione alla velocità, ma per determinati elementi. La user experience, infatti, influisce in modo determinante sul posizionamento. Ecco quali sono questi parametri.

  • First Contentful Paint (FCP): misura il tempo che trascorre tra la navigazione e il rendering del primo bit di contenuto.
  • Largest Contentful Paint (LCP): riporta il tempo che una pagina web impiega per caricare l’oggetto più pesante, che per essere funzionale non deve superare i 2,5 secondi.
  • First Input Delay (FID): indica il tempo che trascorre tra l’apertura della pagina e la possibilità per l’utente di interagire con essa, ad esempio cliccare su un dettaglio (dev’essere inferiore ai 100 millisecondi).
  • Cumulative Layout Shift (CLS): questo parametro misura la stabilità di una pagina, ovvero il tempo che i diversi elementi impiegano per “sistemarsi” al proprio posto (sotto 0,1 secondi).

Come interpretare i risultati di Pagespeed insight

Pagespeed insight, oltre a indicare dei parametri di riferimento, spiega testualmente dove intervenire per migliorare l’efficienza di una pagina web. Per tradurre in concreto questi elementi è bene però avere coscienza di quello che si fa. In alcuni casi, bisogna avere almeno una conoscenza base di linguaggi di programmazione come javascript e css. O, in alternativa, rivolgersi a un professionista. Si possono però mettere in atto alcuni accorgimenti migliorativi. Ad esempio, rimuovere i plugin, gli script e le funzionalità che non si utilizzano e ridimensionare le immagini troppo pesanti. Oppure, semplificare le pagine che Google Analytics indica come le più frequentate, eliminando informazioni ridondanti o eccessive. Verificate infine di avere un buon hosting, perché anche la posizione del server influisce sul risultato.

Ricordate comunque che Pagespeed rappresenta un utilissimo punto di riferimento, ma non va preso alla lettera al 100 per 100. Può essere utile incrociare i risultati forniti dal tool con quelli di altre piattaforme simili, come GTMetrix o Pingdom Tools. Non solo. Anche altri strumenti gratuiti di Google, come la Search Console e lo stesso Analytics, sono importanti per individuare gli errori da correggere. Infine, poiché la velocità è solo uno degli elementi che incidono sul posizionamento, non preoccupatevi troppo del punteggio (a meno che sia effettivamente molto basso) e lavorate anche sugli altri aspetti dell’ottimizzazione.