Nativi digitali: chi sono e cosa fanno

Nativi digitali: chi sono e cosa fanno

L’espressione nativi digitali si riferisce a tutti coloro che sono cresciuti con le nuove tecnologie e che le hanno utilizzate sin da bambini, senza doverne apprendere il funzionamento in seguito

Avete presente quei bambini piccolissimi che scorrono e cliccano lo schermo di un tablet come fosse la cosa più normale del mondo? Ecco, quelli sono sicuramente nativi digitali. Non sono certo i primi però, perché con questa definizione si intende tutti coloro che sono nati quando i mezzi di comunicazione digitali e le nuove tecnologie erano già diffusi. Quindi, per un nativo digitale utilizzare un personal computer o un social network non è una competenza da acquisire. È qualcosa che si impara fin dalla nascita.

L’origine dell’espressione

L’espressione nativi digitali è stata inventata da Marc Prensky, autore del libro Digital Natives, Digital Immigrants. Prensky è un educatore professionista che ha rilevato lo sviluppo di un diverso modello di apprendimento tra i bambini che sono sempre stati esposti alle tecnologie digitali. Questa affermazione è stata oggetto di dibattiti e successive integrazioni. Alcuni studiosi ritengono che l’esposizione precoce alle tecnologie digitali sia dannosa, altri che apra nuove opportunità. Siamo in un ambito abbastanza sfumato, anche perché relativo in buona sostanza ai tempi presenti, sul quale non abbiamo quindi a disposizione dati storici.

Da quando si è nativi digitali?

In base ad una prima definizione, i nativi digitali sono nati dopo la diffusione di massa dei computer a interfaccia grafica (1985) e dei sistemi operativi a finestre (1993). I nativi digitali si distinguono per la capacità di interagire con più schermi, considerando le tecnologie quali elementi perfettamente naturali. Qualcuno identifica i nativi digitali con i Millennial, nati tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta.

Si tratta in effetti della prima generazione che ha vissuto appieno un’epoca pervasa dalle tecnologie della comunicazione di massa, anche se, specialmente per quanto riguarda i social media, hanno ovviamente trascorso una buona parte della loro vita in assenza di questa dimensione oggi così importante. Infatti, altri ritengono più corretto attribuire la categoria dei nativi digitali alla Gen Z, la generazione successiva (quella dei nati tra il 1997 e il 2012).

Vita reale e vita virtuale

Uno degli elementi che contraddistingue le abitudini dei nativi digitali – specialmente i più giovani – è la continuità tra la vita reale e la vita virtuale. Semplicemente, per i ragazzi questa distinzione non esiste. Anche questo elemento viene osservato in modo contraddittorio, spesso evidenziandone i rischi: i giovani tendono a limitare le occasioni di incontro “reale”, o per meglio dire fisico, privilegiando la dimensione online. Un fenomeno che si è amplificato in modo esplosivo con la pandemia e che avrà sicuramente delle conseguenze sulla socializzazione e sulla crescita degli adolescenti di oggi.

Che cosa vuol dire nativi digitali?

Essere nativi digitali  non significa tanto (o soltanto) saper utilizzare tecnicamente la tecnologia digitale nelle sue molteplici declinazioni. Rispetto alle generazioni precedenti, i nativi digitali hanno una mentalità diversa, un approccio diretto e immediato alle tecnologie digitali. Semplicemente, le danno per scontate. Dopodiché, va detto che come sempre le categorie vanno prese con le molle: all’interno di questo termine esiste una varietà di comportamenti e di attitudini.

Che differenza c’è tra nativi e immigrati digitali?

I cosiddetti immigrati digitali sono coloro che sono nati e cresciuti prima della diffusione di massa delle tecnologie digitali. E che dunque hanno imparato ad utilizzarle in seguito. Oggi il concetto di immigrato digitale è poco usato. Fino a qualche anno fa si parlava anche di tardivo digitale, riferendosi ad una persona cresciuta senza utilizzare la tecnologia. E anche diffidente nei suoi confronti. Non tutti comunque concordano sul fatto che i nativi digitali siano sempre e comunque più bravi a gestire le nuove tecnologie. Inoltre, talvolta i più giovani, anche se tecnicamente molto competenti, sono meno preparati nel discernere tra informazioni corrette e affidabili e non. Un aspetto del quale è importante tenere conto.