Made in Italy in Cina: l’Italia svetta nella top five dell’export del lusso

Made in Italy in Cina: l’Italia svetta nella top five dell’export del lusso

Per la prima volta il made in Italy è al primo posto delle importazioni del Paese asiatico, battendo rivali agguerriti come Francia e Giappone. In soli due anni l’Italia è passata dal quarto al primo posto e segnato +96%. Tutti i dati e i motivi di un grande successo.

Made in Italy in Cina – Qualcuno ha detto che il 2021 è l’anno buono dell’Italia: musica, sport e ora anche moda. Al palmares dei nostri successi, infatti, vanno aggiunti quelli riscossi dal fashion. Battendosela con i più forti del settore, notoriamente i francesi, tra gennaio e giugno di quest’anno il made in Italy ha conquistato il podio dell’import della moda in Cina. Insomma siamo quelli che hanno esportato di più nel Paese del Dragone!

Traducendo il tutto in cifre, nei primi sei mesi dell’anno l’interscambio commerciale complessivo tra noi e la Cina ha sfiorato la ragguardevole cifra di 30 miliardi di euro (La cooperazione economica alla base della collaborazione tra Italia e Cina).

La classifica dell’import in Cina

Secondo i dati rilasciati dall’ICE a Pambianconews, la Cina ha aumentato globalmente l’importazione di prodotti dell’universo fashion del 46%. L’import di prodotti italiani del tessile-moda nel Paese asiatico ha così registrato un aumentato del 96% (oltre 5 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo del 2020, attestandosi a una quota di mercato del 12%. I cugini francesi (no, stavolta non abbiamo fatto piangere gli inglesi!) si sono posizionati al secondo posto con +58% (4,7 miliardi di euro) e una quota di mercato dell’11%.

Gli altri posti della special top five che ci vede svettare sono occupati dal Giappone con +22% e circa 4,2 miliardi di euro di valore, dal Vietnam con +29 e circa 4 miliardi di euro, e dalla Corea del Sud con +18% e 3 miliardi di euro.

Da notare che solo nel 2019, ossia meno di due anni fa, il primo Paese fornitore di moda della Cina era il Vietnam, seguito a breve distanza dal Giappone e dall’Italia in terza posizione ma inferiore per valore alla Francia quarta. Peggio ancora nel 2020, anno drammatico durante il quale l’Italia è scesa dal terzo al quarto posto, dopo Francia, Vietnam e Giappone in pole position (Sorpresa Italia, batte tutti in Cina: nel 2021 diventa primo partner moda).

Nel 2021 invece l’exploit, con la qualità dei nostri articoli che scalano tre posizioni e vanno a sistemarsi direttamente al numero uno.

Le ragioni del successo del Made in Italy

Il motivo di questo ribaltone? Come ho scritto in “Bling. Il lusso del futuro. Parla Instagram, indossa sneakers e usa l’AI”, anticipando i tempi, il lusso oggi è un settore che vede una presenza sempre più forte nei paesi asiatici e che, a causa della pandemia, negli ultimi 18 mesi è stato rinforzato dal cosiddetto “Revenge spending”, un fenomeno secondo il quale, dopo periodi di costrizioni e rinunce dovute a cause varie, le persone hanno voglia di tornare a spendere e molto.

Ecco, quindi, che la spinta interna verso il lusso ha ulteriormente indirizzato tutti quei compratori danarosi, impossibilitati a viaggiare in ragione delle limitazioni imposte dal Covid, verso il made in Italy di qualità importato, dunque costoso, composto da pezzi pregiati che afferiscono alla pelletteria, alla gioielleria, al beauty, all’abbigliamento e alle calzature.

Un fattore aggiuntivo ha poi giocato in nostro favore: le difficoltà dell’hub commerciale di Hong Kong. Lo snodo dei beni luxury veniva usato per importare illegalmente i prodotti in Cina. Ma le restrizioni logistiche hanno rallentato se non fermato il flusso, soprattutto per quanto riguarda i gioielli. Almeno un effetto positivo di qualcosa che, per tutti noi, positivo non è certamente stato.

Alle nostre imprese non resta che cavalcare l’onda, cercando di ingrossarla sempre di più.

Che ne pensate dell’onda del luxury italiano che sta investendo la Cina? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo

Se ti è piaciuto questo post, leggi anche Export: il digitale fa da volano e la ripartenza è sprint

Read this post in English