Export: il digitale fa da volano e la ripartenza è sprint

Export: il digitale fa da volano e la ripartenza è sprint

Nonostante la pandemia, grazie al web e alle nuove tecnologie le PMI italiane hanno proseguito e in certi casi incrementato le vendite dei beni all’estero. E per il 2021 le previsioni fanno ben sperare in una prosecuzione della crescita costante. Tutti i dati più interessanti.

Durante il lockdown, le piccole e medie imprese italiane si sono trovate di fronte a un bivio: chiudere i battenti o salvarsi puntando tutto sul digitale. Chi è riuscito a cavalcare il cambiamento, talvolta trasformando radicalmente il proprio business e l’organizzazione interna, non solo ha continuato a lavorare ma, in alcuni casi, ha visto aumentare le vendite. Specialmente grazie all’export. Di fatto la crescita delle esportazioni, sostenuta dalle tecnologie digitali, sta trainando la ripresa dell’economia italiana. Un dato su tutti: ad aprile 2020 – riporta Internazionale – le esportazioni sono aumentate del 6% da gennaio, con un tasso di crescita nel trimestre molto più elevato rispetto ad altri Paesi europei.

Il digitale ha mitigato l’impatto economico della pandemia e, nonostante ritardi e arretratezze nella digitalizzazione, il nostro Paese sembra finalmente in grado di coglierne le opportunità.

Export digitale, un salvagente per le imprese italiane

Nel 2020 l’export digitale italiano di beni di consumo ha raggiunto un valore di 13,5 miliardi di euro, con una crescita annuale del 14%, un’incidenza del 9% sull’export complessivo di beni di consumo e del 3% sulle esportazioni totali.

Considerando il calo del 10% degli scambi commerciali tradizionali in seguito all’emergenza Covid, il digitale e l’e-commerce hanno rappresentato un vero e proprio salvagente per le imprese italiane. L’abbigliamento rimane il primo settore per quanto riguarda l’export digitale, con un valore di 7,1 miliardi di euro, pari al 53% delle esportazioni digitali di beni di consumo. Segue il food, con un +46% e un valore di 1,9 miliardi di euro. Il terzo comparto è l’arredamento, che vale 1,1 miliardi e quasi l’8% delle esportazioni online.

Al di là dei numeri incoraggianti, restano ampi margini di crescita: il 56% delle aziende usa i canali digitali per vendere prodotti all’estero ma quasi il 75% esporta online prodotti per meno del 20% del proprio fatturato. Un’impresa su dieci non ha né un export manager né un responsabile e-commerce: quasi la metà ha assunto solo il primo; il 70% solo il secondo, mentre fra le aziende che esportano online una su due ha in organico entrambi (Nel 2020 ecommerce e tecnologie digitali trainano l’export italiano).

Non solo e-commerce

La vendita online rappresenta un passaggio fondamentale per l’export, ma non è l’unico.  Si può infatti intervenire in tutti gli step precedenti: dallo sviluppo del prodotto al marketing, dalla logistica alla distribuzione.

In Italia i livelli più elevati per quanto riguarda l’adozione di soluzioni tecnologiche riguardano il marketing (88%) che, rispetto ad altri settori, richiede investimenti minori e restituisce risultati abbastanza immediati. Siamo invece indietro per quanto riguarda la fase dello sviluppo prodotti: tecnologie come Realtà Aumentata, dispositivi IoT, intelligenza artificiale richiedono investimenti importanti e un cambiamento radicale a livello di cultura aziendale. Oltre metà delle imprese ha scelto invece di adottare soluzioni innovative per la logistica, ma solo un numero molto ridotto ha rivisto processi a monte, come l’automazione del magazzino. (L’export digitale come volano per l’internazionalizzazione).

Le previsioni per il 2021: settori e mercati

Secondo gli analisti la crescita proseguirà dell’export proseguirà anche nel corso di quest’anno, con alcune differenze in base al settore. In netta ripresa i comparti dell’arredamento, con una costante propensione all’acquisto di mobili e complementi d’arredo. Anche l’agroalimentare marca bene: nonostante una lieve flessione nel 2020, le esportazioni di alimenti non hanno subito cali drastici, e l’aumento previsto per quest’anno è pari al 9,1%.

Bene anche farmaci e dispositivi medici, meno auto e beni strumentali, che continueranno ad attraversare un periodo di difficoltà a causa dell’incertezza che scoraggia i consumatori a compiere investimenti importanti. Graduale la ripresa per l’abbigliamento, per il quale si prospetta un incremento delle esportazioni pari al 6,7% nel 2021.

I Paesi che contribuiranno alla ripresa sono al 60% economie avanzate. In primis la Germania, con un +8,6% stimato per il 2021, seguita da Francia, Stati Uniti, Svizzera e Paesi nordeuropei (La ripresa dell’export italiano: previsioni per il 2021).

Gli aspetti cruciali sui quali lavorare per un efficace processo di trasformazione digitale sono due: le risorse economiche e le competenze. Nonostante i notevoli passi avanti, sostenuti in parte dalle necessità dettate dalla pandemia, le imprese italiane scontano ancora una sorta di diffidenza diffusa verso le soluzioni digitali. Si tratta invece di abbracciare l’idea che anche le piccole e medie imprese possono avviare processi di esportazione e di internazionalizzazione puntando sulle risorse umane: poche, ma competenti.

Quali sono i principali ostacoli che trattengono le piccole imprese italiane dall’intraprendere un efficace percorso di trasformazione digitale? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo

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