Cos’è e come gestire il diritto all’oblio

Cos’è e come gestire il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio tutela la dignità, la riservatezza e la privacy dei cittadini, che possono richiedere la cancellazione di dati personali quando questi non sono rilevanti ai fini del pubblico interesse. Ecco come funziona e come richiedere la rimozione delle proprie informazioni dal web

Il diritto all’oblio è il diritto alla cancellazione dei dati personali e di informazioni personali per diverse ragioni e dopo un determinato lasso di tempo. Si tratta di un diritto la cui necessità è emersa soprattutto in seguito alla diffusione del web, dove le informazioni restano visibili sempre e a chiunque. Questa condizione può essere lesiva nei confronti di persone che hanno ad esempio una storia passata che potrebbe incidere negativamente sul loro presente e futuro.

Ma anche più semplicemente per chi si ritrova i propri dati memorizzati da aziende o servizi che non gli interessano più. La materia è molto complessa e si deve leggere alla luce delle interpretazioni della giurisprudenza che si sono susseguite nel tempo. Vediamo di capire meglio che cos’è il diritto di oblio e come si traduce in termini pratici.

In che cosa consiste il diritto all oblio?

Il diritto all’oblio è una forma di garanzia che consiste nella mancata diffusione, in assenza di una causa specifica, di dati e informazioni che possono rappresentare, per una persona, un precedente; che possono dare luogo ad un pregiudizio nei suoi confronti. Nel diritto, questa tutela riguarda soprattutto i precedenti giudiziari di una persona. È molto importante sapere che, anche se una persona commette un reato, ha il pieno diritto, scontata l’eventuale pena, di rifarsi una vita senza che sia pubblicamente associato a quanto ha commesso in passato.

A causa dei mass media prima e del web poi questo diritto è diventato sempre più difficile da tutelare. Se una persona viene anche solamente accusata di un reato, è facile che il suo nome sia sempre associato a quell’evento: in virtù del diritto all’oblio ciò non dovrebbe accadere. Per questo la giurisprudenza è intervenuta in modo da riuscire a mettere in pratica tale diritto.

Un caso esplicativo

A questo proposito, una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione del 22 luglio 2019 ha stabilito che la pubblicazione su un quotidiano della notizia di un omicidio avvenuto oltre 25 anni prima, commesso da una persona che aveva scontato la pena prevista e si era reinserito in modo positivo nella società, era lesiva del suo diritto all’oblio. Perché? Perché da un lato questa rievocazione ha causato un grave danno all’interessato, che se pur protagonista di un gravissimo reato ha il diritto di ricostruirsi un’esistenza. Al contempo, la diffusione di questa notizia dopo così tanti anni non è stata ritenuta utile all’interesse pubblico.

Se, per fare un esempio, la persona in questione, anziché un comune cittadino fosse stato ad esempio un politico o un personaggio pubblico con un ruolo attuale, il bilanciamento avrebbe potuto essere diverso. Come vediamo da questo caso, il diritto all’oblio non riguarda solo il mondo del web, anche se è qui che spesso si verificano i casi più complessi e scivolosi.

Quando il diritto all oblio prevale sul diritto di cronaca?

Il nodo principale per l’ applicazione del diritto all oblio è il suo bilanciamento con il diritto di cronaca o di informazione giornalistica. Ogni diritto, infatti, va bilanciato con altri diritti, trovando in essi i suoi limiti. Poiché definirli è sempre piuttosto complicato, subentra la giurisprudenza nel valutare il singolo caso in modo da stabilire quale dei due diritti, in quella particolare circostanza, “pesi” di più. Il caso giurisprudenziale può poi diventare un riferimento normativo per simili situazioni che potrebbero verificarsi in futuro.

Dobbiamo quindi guardare ad alcune sentenze della Corte di giustizia europea e della Corte europea dei diritti dell’uomo per avere un’idea più chiara di come questo bilanciamento si applichi. Si tratta di una questione molto delicata perché se la tutela dei diritti dell’individuo è imprescindibile, allo stesso tempo la libertà e il pluralismo dell’informazione costituiscono la base di una società democratica. In linea di massima, il diritto di cronaca è legittimo quando si presentano tre condizioni concomitanti:

  • utilità sociale, interesse pubblico dell’informazione
  • verità dei fatti esposti (verità oggettiva o putativa)
  • continenza nell’esposizione dei fatti (non si deve nulla di più di quanto sia strettamente necessario alla comprensione dei fatti stessi).

Quando non si applica il diritto all oblio GDPR?

Vediamo ora qualche esempio pratico. Nel 2018, l’autorità giudiziaria tedesca si è rifiutata di costringere tre testate editoriali online a oscurare nome e cognome di tre persone menzionate in relazione all’omicidio di un noto attore. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha confermato, in questo caso, la prevalenza del diritto all’informazione.

Il 13 maggio 2014 la Corte di giustizia europea ha stabilito (sentenza Google Spain) che i contenuti che emergono da una ricerca su un motore di ricerca come Google sono responsabilità del gestore del motore di ricerca, e non di chi ha creato quei contenuti. Ciò significa che se digitando il proprio nome una persona trova informazioni che ritiene lesive di un suo diritto, deve rivolgersi al gestore stesso, e in caso di mancata risposta alle autorità competenti per le richieste di rimozione di quei contenuti.

In seguito a questa sentenza, il Gruppo di lavoro Articolo 29 (oggi Comitato europeo per la protezione dei dati) ha pubblicato delle linee guida che elencano alcuni criteri di riferimento per le autorità nazionali che si trovino a gestire simili questioni. Ad esempio, si citano l’età dell’interessato, il fatto che sia un personaggio pubblico o no, il rischio concreto per la sua sicurezza legato alla diffusione delle informazioni “incriminate”.

Come il GDPR rafforza il diritto all’oblio?

Il GDPR (Regolamento europeo n. 679/2016 sulla protezione  e sul trattamento dei dati personali) norma il diritto all’oblio agli articoli 17, 21 e 22. L’articolo 17, in particolare, individua le situazioni in cui una persona ha il diritto di ottenere la cancellazione dei dati personali che lo riguardano dal titolare del trattamento. Ciò può avvenire se i dati personali non servono più per le alle finalità in base alle quali erano stati raccolti o trattati, quando viene revocato il consenso al trattamento o nel caso in cui i dati siano stati trattati illecitamente.

Tuttavia, poiché come abbiamo detto il diritto all’oblio va sempre bilanciato con il diritto di cronaca, lo stesso articolo 17 afferma che il diritto alla cancellazione dei dati decade se il trattamento degli stessi dati è necessario per affermare il diritto alla libertà di espressione o di informazione, o anche al fine di un interesse pubblico, di ricerca storica o scientifica. Chiaramente il punto sta nel definire che cosa voglia dire in pratica “necessario”. E qui, di nuovo, l’ultima parola spetta sempre al giudice o al garante per la protezione dei dati e della privacy.

Come esercitare il diritto all’oblio su Google?

Chi sia interessato ad esercitare il diritto all’oblio deve chiedere al gestore dei motori di ricerca (che nella maggior parte dei casi è Google) di rimuovere dai risultati di ricerca di Google associati al suo nome le URL che rimandano a contenuti che riportano i propri dati personali e informazioni che ritiene pregiudizievoli. Se non ottiene il risultato desiderato, deve presentare un reclamo al Garante della Privacy.

Questo secondo passaggio avviene abbastanza di frequente, perché sono più i casi in cui Google si rifiuta di rimuovere l’url (circa il 60%) rispetto a quelli in cui accetta la richiesta. Ricordiamo che tutte le leggi relative al diritto all’oblio riguardano le persone fisiche e non le aziende, quindi anche questa richiesta può essere portata avanti solo da un singolo individuo a titolo personale. Lo stesso Google fornisce tutte le indicazioni in merito in questa pagina, dove troverete anche il modulo da compilare per la richiesta di rimozione.