Solid, la nuova invenzione del creatore di WWW

Solid, la nuova invenzione del creatore di WWW

Il nome di Tim Berners-Lee ci riguarda tutti al pari di quello di un parente stretto. Se oggi navighiamo, chattiamo, socializziamo in rete, ci diamo allo shopping elettronico o giochiamo nel web lo dobbiamo a lui. Sì, proprio a lui che ha scritto il primo server, il primo client, il primo http, l’Html, il primo sito al mondo e ha coniato la parola World Wide Web!

Senza raccontare la sua lunga carriera, che è leggibile ovunque in rete, veniamo ai giorni nostri. Il fisico classe ’55 ha visto la sua creatura evolversi e svilupparsi durante gli ultimi 30 anni e non tutto gli è piaciuto. Nella sua visione il web deve essere accessibile a tutti, gratuito, libero e neutrale. Uno strumento per la crescita culturale ed economica individuale e non un mezzo per la raccolta dei dati personali che insidia la privacy dei navigatori. Un sistema aperto e non uno spione degli affari nostri (Berners-Lee, diritto accesso a Internet). Così, dopo le affermazioni, sono seguiti i fatti. Ed ecco che si è buttato a capofitto in un nuovo progetto per correggere le storture della rete: Solid.

Cos’è, come funziona e cosa offre

Sviluppata presso il MIT di Boston, Solid, il cui acronimo sta per “Social linked data”, è una piattaforma digitale che serve a gestire i dati sul web. L’obiettivo ambizioso è trasformare le dinamiche in cui oggi funzionano le applicazioni in rete, in modo che gli utenti siano i veri possessori dei propri dati. Si tratta di una piattaforma aperta e decentralizzata, modulare, estensibile e in linea con i protocolli W3C attuali, che offre una serie di tool per la creazione di “applicazioni sociali decentralizzate basate sul principio dei dati collegati”.

L’aspetto più importante è che, mediante Solid, gli utenti possono separare i propri dati dalle applicazioni. Funziona così: l’utente prende i suoi dati, li trasferisce su un Personal Online Datastore (POD) e poi, di volta in volta, previa sua autorizzazione, li rende disponibili alle applicazioni che vuole. Il nodo fondamentale della questione è che i dati restano sul POD, quindi di esclusiva proprietà dell’utente, e le applicazioni non li duplicano. Di che dati si parla? Di tutti: da quelli anagrafici a quelli sanitari, dalle attività sui social alle foto, dai documenti ai video sino alle informazioni raccolte dai dispositivi wearable e IoT. E il bello è che non si deve stare ad impazzire per sbrogliarsi tra i diversi formati.

Per essere ancora più chiaro, riporto l’esempio fatto dallo stesso Berners-Lee: tutti noi sappiamo cos’è una chiavetta Usb. Immaginiamo di avere tutte le informazioni che ci riguardano conservate su quella chiavetta. Quando le vogliamo usare, magari per utilizzare un servizio o una app, inseriamo la chiavetta ed è fatta. Le informazioni restano però sulla chiavetta, il servizio o la app non le possono copiare per usarle per i propri scopi e la nostra privacy è salva (Solid, il senso dell’idea di Tim Berners Lee per re-inventare il Web).

Solid offre principalmente tre cose:

La proprietà reale ed effettiva dei propri dati (grazie al disaccoppiamento di cui sopra;

Un design modulare che consente, sempre grazie al disaccoppiamento dei dati, di passare da un’applicazione all’altra, da un server all’altro, senza perdere la connessione o i dati stessi;

Il riutilizzo dei dati già esistenti da parte degli sviluppatori per migliorare o innovare le applicazioni e i servizi

Le implicazioni

Come è facile intuire, un sistema del genere impone una ridefinizione dei modelli di business attuali, in particolare di quelli basati sulla monetizzazione dei dati degli utenti.
Il primo motivo è che Solid si basa su un protocollo che non necessita di autorizzazione, esattamente come l’http; il secondo è che introduce una completa trasparenza nelle transazioni tra chi vuole accedere ai dati (fornitore di servizi) e chi realmente li possiede (utente); il terzo è che i dati non servono più ad alimentare nessun mercato sotterraneo con terze parti sconosciute e misteriose che operano in segreto: i dati servono solo per far andare le applicazioni e i servizi. Ce n’è poi un quarto: come ho avuto modo di spiegare tempo fa, è arrivato il momento di includere gli utenti nel “value circle”. Solid potrebbe essere il mezzo che finalmente consente agli utenti di decidere a chi far utilizzare i propri dati e a fronte di quali vantaggi.

Il sistema sta riscuotendo molto successo. Il punto è che per diventare veramente efficace deve essere adottato da più di qualche entusiasta. La strada è quindi ancora lunga. Ma i tempi della rete nell’adozione di una tecnologia possono riservare delle sorprese. Di certo c’è che se, come è vero, i dati sono il nuovo petrolio, con Solid saremmo finalmente noi utenti a decidere come estrarlo e utilizzarlo.

Cosa ne pensate di Solid? Vi piace l’idea? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo.

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