Libra, quando le multinazionali schiacciano la politica

Libra, quando le multinazionali schiacciano la politica

Dopo mesi di rumors, infine l’annuncio ufficiale è arrivato: Facebook avrà la sua moneta elettronica, Libra. Gaudio, giubilo e tripudio? Non tanto e non per tutti. Almeno non per coloro che non si sono limitati a guardare i dettagli ma hanno preferito abbracciare una visione d’insieme e a lungo termine.
E questa visione porta con sé un’ombra che si proietta sul futuro. In primis su quello della politica che, in silenzio, sta derogando senza combattere alla sua funzione di guida e regolamentazione.
Il sistema messo in atto da Mr. Zuckerberg è geniale e porta le monete elettroniche a superare i limiti che le stesse non sono riuscite a valicare.
Ma quando si tratta di Facebook nulla è a costo zero come apparentemente sembra. E quell’insieme di aziende  pesi massimi riunite da Facebook nella neo associazione no profit Libra Association,  presto potrebbe farsi cartello. Un cartello che detiene un ecosistema e-commerce completo, la tecnologia per sfruttarlo al meglio e, soprattutto, in grado di farsi adottare da miliardi di utenti (potenzialmente tutti quelli di Facebook+Instagram e oltre). Accordandosi avrebbe tutte le possibilità e la libertà di decidere di consentire il pagamento dei prodotti/servizi solo con Libra. Magari anche offline, nel mondo reale. Ci troveremmo così di fronte a una vera e propria moneta parallela, gestita da una lobby che fa e disfa.
Per dirla con le parole di Daniel Jeffries, con Libra Facebook sarà la prima piattaforma a sfidare davvero la sovranità del denaro sponsorizzato dallo stato, il sistema bancario tradizionale e il potere dello stato di stampare e distribuire denaro (Libra, a Cyberpunk Nightmare in the Midst of Crypto Spring).

Libra ma non libera

Libra avrà codice open source, consentirà di effettuare transazioni pseudo anonime e all’inizio sarà una blockchain autorizzata che diverrà nel tempo sganciata da permessi di sorta. Consentirà d’inviare e ricevere soldi anche se non si possiede un conto in banca, con la stessa facilità con cui ci siamo abituati a inviare un messaggio su Messenger o Whatsapp. A partire presumibilmente dal 2010, la struttura indipendente che Mr. Zuckerberg sta mettendo a punto, Calibra, permetterà poi di disporre di un borsellino elettronico dove accumulare le proprie monete digitali e utilizzarle tramite apposita app per il pagamento di una serie di servizi, dalle bollette all’acquisto del biglietto della metro). E chissà cos’altro (A cosa servirà Libra, la moneta di Facebook.

Libra è una valuta stabile. Scordiamoci le fluttuazioni dei Bitcoin e i cambi da mille a 18mila euro in pochi giorni. Di primo acchito è sembrata una cosa magnifica. Ma gratta l’oro e trovi lo stagno… Libra è sostenuta da denaro legale: le persone danno denaro vero per questa cryptovaluta. A richiesta la moneta elettronica viene creata. Se ceduta/usata, eliminata. Ma mentre i validatori (il cartello di aziende che sole possono autorizzare le transazioni) intascano il denaro reale e possono scambiarlo, investirlo o accumularlo, ricevendo un bel bottino in interessi dal sistema bancario tradizionale, agli utenti spetta nulla. Assolutamente nulla. Perché Libra, a differenza di Bitcoin, Ethereum e le altre cryptocoin, non ha aumenti di valore, non oscilla. Alla fine è un paniere di valute reali diverse, che mantiene la politica monetaria inflazionistica delle banche centrali.

La lobby dei “The Hundred”

Come anticipato, per Libra Facebook ha (per ora) riunito 27 organizzazioni, tra cui Booking, eBay, Farfetch, yft, Spotify e Uber, Mastercard, Paypal, PaYu, Stripe e Visa, in un’associazione senza scopo di lucro. Tutte grandi realtà digitali ed economiche. Avranno grande potere e, nel numero di 100, saranno le sole a poter autorizzare le transazioni. Uno dei 100, ça va sans dire, è Facebook che, attraverso la sua neo affiliata Calibra, non disporrà più dell’1% della potenza di voto. Le 73 ancora mancanti verranno selezionate sulla base di requisiti decisamente elevati. Per esempio dovranno avere oltre 20 milioni di utenti e/o clienti/anno e un valore di mercato superiore a 1 miliardo di dollari o 500 milioni di dollari di saldo clienti.

Appare evidente che non ci troviamo di fronte a un normale borsellino acquisti di un sito qualsiasi ma ad un vero network di aziende mondiali. Queste aziende avranno a disposizione informazioni su tutte le transazioni operate dagli utenti, perché a loro è dato il potere di validarle. Sosterranno certamente delle spese, energetiche in primis, ma a fronte di 300mila dollari/anno stimati, disporranno di una mole immensa, sconfinata, di dati degli utenti. Il mercato di riferimento ha una base di partenza di 2,38 miliardi di persone, due settimi della popolazione mondiale. 
Le aziende-validatori guadagnano il petrolio del 21° secolo, i dati, le escluse possono far parte del sistema in qualità di nodo-vendita dei servizi di Libra ma senza abbuffarsi alla torta delle informazioni degli utenti.
Il paradosso è che i dati utente, incluso quelli finanziari, non dovranno comprarli, glieli daremo direttamente noi ogni qualvolta utilizziamo Libra. In particolar modo quando apriremo il borsellino di Calibra (Let’s stop the Libra FUD).

E la politica tace

Intanto la politica tace, non si esprime, non interviene. Avrà capito cosa si profila all’orizzonte? E perché negli ultimi venti anni non ha provveduto a fare quello che farà  Facebook con Libra? Perché ancora nel 2019 i micropagamenti non sono accettati? Offline serve il denaro fisico, le monetine; online non è previsto un sistema che consenta di pagare 5 centesimi di euro una qualsiasi cosa che abbia un prezzo del genere, senza subire il salasso del costo della transazione. Libra potrebbe risolvere la questione. Il successo a quel punto sarebbe inarrestabile alla stregua del meccanismo messo in atto. Le persone non vorrebbero rinunciarci. Ma l’autorevolezza della politica sarebbe la prima a pagarne il prezzo.

Cosa pensate della cryptovaluta di Facebook? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo.

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