Il gaming online veleggia: un’occasione per i marketer!

Il gaming online veleggia: un’occasione per i marketer!

Giocare non è una questione di età né tantomeno di sesso. E lo stesso vale per il gaming on line. Dopo anni di appannaggio quasi prettamente maschile, i nuovi dati ci dicono che tutti giochiamo: uomini, donne, ragazzi e adulti. Così, se nel lontano 2006, gli statunitensi incollati al monitor del pc, armati di mouse (o joystick), erano il 62% dei maschi contro il 38% di femmine, lo scorso anno si è raggiunta la quasi parità, col 55% dei primi contro il 45% delle seconde (Distribution of computer and video gamers in the United States from 2006 to 2018, by gender). Complice benevolo è lo smartphone, che ha reso il gioco facile, trasversale e prêt-à-porter. Ed è proprio grazie a questo dispositivo, probabilmente il più amato di tutta la galassia tecnologica, che si raggiunge il perfetto bilanciamento maschio-femmina. Stando ai dati riportati da Global Web Index, al gaming on line accedono tramite telefono il 66% di uomini e il 66% di donne. La situazione cambia quando si parla invece di computer desktop (54% m e 41% f) e console di gioco (27% m e 18% f).

Quanto alle fasce di età ambosessi, quella che utilizza maggiormente lo smartphone è la 16-24 anni (74%), seguita subito dopo dalla 25-34 anni (73%) e poi dalla 35-44 anni (67%). Chiudono la classifica la fascia 45-54 anni (53%) e, con una percentuale non trascurabile, la 55-64 anni (37%).

Un dato su tutti, però, è da tenere in particolare considerazione: a prescindere dallo strumento utilizzato, l’86% degli utenti Internet globali hanno giocato on line almeno una volta in un mese.

Un giocatore su cinque mediamente utilizza game a pagamento. A farla da padrone sono i videogame free, ossia gratuiti. Ma c’è da dire che, come sa chiunque si diletti con Candy Crush, Homescapes o altri, riscuotono cassa tramite la vendita di bonus, aiuti, vite extra o video advertising premianti. Otto persone su dieci, che non annoverano il gaming tra i propri interessi, gioca comunque sul proprio smartphone. L’interesse del settore per i marketer è evidente a più livelli.

Dalle console grandi opportunità di guadagno

E mentre la comunità scientifica decriminalizza almeno in parte i video game, inclusi gli “sparatutto”, sostenendo che non sempre sono così nocivi come è stato per anni sostenuto ma, anzi, se usati per non più di un’ora al giorno, possono aiutare lo sviluppo delle interazioni sociali positive tra i ragazzini dai 10 ai 15 anni, i dati di Global Index ci raccontano anche chi sono i player adulti nel mondo (Giocare ai videogame fa bene ma per meno di un’ora al giorno). Per esempio i giocatori che rientrano nelle categorie di reddito più alte, sono anche quelli che più facilmente usano le console di gioco. Nonostante i titoli per console si acquistino e si presentino dunque privi di pubblicità, una volta alla console i fruitori possono seguire la TV digitale, navigare in Internet, leggere i social network e fare shopping online (Gaming Goes Mainstream).

I dati tracciano la roadmap per i marketer

Il gaming piace sempre di più e gli advertiser ci stanno puntando su. Secondo i calcoli di eMarketer, nel 2019 gli inserzionisti statunitensi spenderanno 3,25 miliardi di dollari in annunci inseriti nei videogiochi su mobile, desktop e console (+16% sul 2018) e nel 2020 la cifra toccherà quota 3,67 miliardi di dollari.
L’occasione per i marketer è evidente: saper analizzare i vari target di player, compresi coloro che giocano ma non si definiscono player, come pure cogliere le preferenze e i gusti, offre molteplici possibilità, sia che si tratti di fare pubblicità in-game, che di organizzare altre iniziative per attrarre gli utenti nella propria orbita. L’importante è la correttezza dell’osservazione, il tempismo dell’azione e l’originalità dell’offerta. Se non si centrano prima questi tre obiettivi, investire equivarrà a sperperare.

Quando siete alle prese con un game sullo smartphone, quali annunci/contenuti vi colpiscono di più e perché? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo.

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