Un paywall dinamico per far sopravvivere i giornali

Un paywall dinamico per far sopravvivere i giornali

Nel mio post “Informazione online: il trend ‘tutto gratis’ cambia rotta” affrontavo il paradosso di una informazione che si legge ormai prevalentemente on line ma che si appoggia ancora alla carta stampata per sopravvivere. Un paradosso che va ormai affrontato e superato, considerata anche la nuova propensione, specie dei giovani, a pagare per ottenere contenuti di qualità, professionali e verificati. È giunto il momento di far pagare le notizie. E le proposte sul modo sono varie.

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Le tre formule più diffuse, anche in versione ibrida, sono la freemium (la maggior parte degli articoli sono gratuiti e gli articoli premium, quelli migliori e più approfonditi, sono riservati solo agli abbonati), l’Hard paywall (i visitatori privi di abbonamento possono accedere solo alla home page del giornale) e il Metered (i contenuti gratuiti sono disponibili solo in quantità limitata e per un determinato periodo di tempo, dopodiché occorre sottoscrivere un abbonamento).

Ma se è vero che la pubblicità digitale non mantiene i giornali e che per la loro conservazione l’unica strada sono gli abbonamenti, è evidente come occorra intraprendere iniziative diverse e più efficaci per raggiungere lo scopo (News brands and reader subscriptions).

In tal senso una novità praticabile è rappresentata dal Paywall dinamico. È un’idea che si basa sulle medesime tecniche di personalizzazione della user experience sviluppate dall’e-commerce, con un tot di automazione. Sostanzialmente il Paywall dinamico offre un’esperienza di lettura diversa a seconda della probabilità che un dato lettore sottoscriva l’abbonamento. Che si tratti di un lettore puro, seriamente interessato alle notizie, o di un lettore diciamo casuale, più volubile, il paywall si presenta come duro oppure con un’offerta di un pass valido 24 ore.

È evidente che il tutto si basa sulla capacità di un editore di saper individuare i suoi lettori, di targettizzarli, ma anche di poter captare il momento giusto in cui proporre l’abbonamento a seconda del tipo di dispositivo che il lettore sta usando. Un meccanismo che per essere sviluppato richiede investimenti, che potrebbero però essere molto ben ripagati. L’ostacolo vero, semmai, è la ritrosia degli editori, che temono che la “discriminazione” di trattamento dei loro lettori li possa allontanare invece che avvicinare. È un falso problema: molti di noi fanno regolarmente compere sui siti di e-shopping e nessuno si chiede se l’utente tal de tale ha ricevuto un buono sconto per essere invogliato al primo acquisto, come pure da tempo siamo abituati a vedere che i nuovi utenti di taluni servizi, per esempio quelli offerti dagli operatori telefonici, godono di un trattamento speciale rispetto ai consumatori di vecchia data. Si tratta di tecniche commerciali diffuse e non ci si fa più caso. Il punto è trovare la chiave giusta per fidelizzare i propri lettori affinché siano disposti a pagare un abbonamento.

In tal senso, un caso emblematico è il francese Mediapart. Fondato nel 2008 da un gruppo di giornalisti provenienti da Le Monde, si tratta di un giornale che produce tre edizioni giornaliere e stipendia 83 dipendenti di cui 45 giornalisti. La sua politica sin da subito è stata quella di promuovere solo notizie e servizi di alto profilo a pagamento, privi di pubblicità. E ad oggi vanta oltre 150mila abbonati. La home page è gratuita ma per leggere fino in fondo i pezzi si possono ottenere 15 giorni di prova a 1 euro. Dopo è possibile abbonarsi a 11 euro al mese a durata libera. Per chi ha meno di 25 anni, è disoccupato, precario o pensionato sono previste tariffe agevolate a partire da 5 euro al mese. Osare con raziocinio è spesso vincere.

Cosa pensate del Paywall dinamico? È un’idea giusta? Tweettate i vostri commenti @agostinellialdo.

Per scoprire di più sul mondo digitale, leggete il mio nuovo libro: People Are Media” 

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