Dati e utenti: chi vuole davvero rinunciare al targeting?

Dati e utenti: chi vuole davvero rinunciare al targeting?

internet

Con lo scoppio dello scandalo Cambridge Analytica, Facebook si è ritrovato nell’occhio del ciclone. E anche i dati utente sono diventati oggetto di discussioni interminabili. Per quanti vivono su Marte e non hanno sentito parlare della vicenda, la storia in breve è questa: una società di nome Cambridge Analytica (C.A.), di proprietà di un miliardario americano vicino alla destra statunitense, ha come core business la raccolta dei dati degli utenti sui social. Li prende, li analizza, li elabora e poi produce campagne marketing targhettizzate. La company opera anche su Facebook tramite app di terza parte che le cede i dati raccolti. Il social a un certo punto, sospende indignato tale attività, accusando C.A. di essersi impossessata di dati che non le spettavano. Ma in molti se la prendono con Facebook, reo di aver taciuto sull’intera vicenda fino a quando non è stata scoperta e anche di non aver posto sufficiente attenzione alle condizioni d’uso della piattaforma, permettendo la sottrazione di dati personali da utilizzare con scopi non sempre leciti (Cambridge Analytica and Facebook: The Scandal and the Fallout So Far).

La questione presenta risvolti non ancora del tutto chiariti. Ma il fulcro è uno: l’uso dei dati. Leggi l’articolo in Inglese.

Messo sotto accusa da una parte all’altra dell’Oceano, Zuckerberg si è attivato e in un post ha annunciato diverse novità. In primis ha preso misure legate alla privacy come parte del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati della UE. D’ora in poi Facebook chiederà agli utenti europei uno specifico consenso sulle inserzioni basate sui dati forniti dai partner pubblicitari e sulle informazioni nel loro profilo. Ciò significa che domanderà loro se vogliono o meno che la piattaforma usi i dati dei partner per mostrare inserzioni pubblicitarie in linea con i loro gusti.

Da tempo l’Europa è stata tacciata da est a ovest di essere ossessionata dalla questione privacy. Tanto che lo scorso anno, durante una tavola rotonda presso le Nazioni Unite, il fondatore di Alibaba Jack Ma dichiarò che le normative europee sulla privacy non dovrebbero intralciare l’innovazione ma creare politiche per incoraggiare gli investimenti infrastrutturali e ridurre gli oneri fiscali per le imprese di e-commerce. (Alibaba head says privacy regulations shouldn’t hold back e-commerce).

Lo scandalo C.A. ha ulteriormente agitato la situazione, portando acqua al mulino dei censori. Ma la situazione non si risolverà coi no. Come spiego nel mio libro People Are Media”,  per andare avanti nel mercato globale le aziende hanno sempre più bisogno dei dati degli utenti e dovranno trovare il modo di prenderli e utilizzarli legalmente. Allo stesso tempo anche gli utenti ne traggono vantaggio e si sono abituati a visualizzare sullo schermo dello smartphone le pubblicità che gli interessano e che sono in linea con i loro interessi.

La verità è che quando ci compare uno spot non targhettizzato, quasi ci innervosiamo. Vogliamo accorciare i tempi e quindi mettere la musica libera su Spotify senza perdere minuti a sceglierla, perché la playlist giusta deve comparire da sola. E per farlo, servono i dati, i nostri dati. Poi desideriamo un servizio che abbia determinate caratteristiche e che ci venga proposto automaticamente. E ancora servono i nostri dati. Perché le aziende non hanno la sfera di cristallo e non leggono nelle menti. Non ancora almeno. I dati ci fanno risparmiare tempo, ci permettono di ricevere informazioni tagliate su misura, precise, puntuali. I dati fanno comodo alle aziende ma anche molto a noi. Davvero le persone desiderano rinunciare ai vantaggi che offrono? Io sono convinto di no.

I servizi targhettizzati vi piacciono? Ci rinuncereste in favore di una completa privacy? Tweettate i vostri commenti a @agostinellialdo.

Per scoprire di più sul mondo digitale, leggete il mio nuovo libro: “People Are Media” 

Se ti è piaciuto questo post, leggi anche “Pubblicità targettizzata in auto: la strada sembra tracciata

Read this post in English