Facebook sempre più “social” nel 2018 punta alla charity

Facebook sempre più “social” nel 2018 punta alla charity

Giunti alla fine dell’anno è tempo per tutti di tirare le somme, anche per Facebook. Invece di sciorinare i numeri degli accessi e degli abbonati globali, cifre buone per qualsiasi comunicato stampa in ogni stagione, il social ha optato per adottare come metro di misura la sua capacità di riunire le persone all over the world per sostenersi a vicenda. Insomma di mostrare il suo lato social nel senso più profondo della parola. Read it in English.

Dal post di Naomi Gleit, VP Social Good di Facebook, scopriamo così che la Giornata internazionale della donna è stato il momento più discusso sulla piattaforma dagli utenti di tutto il mondo, che a fine agosto la devastante azione dell’uragano Harvey ha mobilitato la community in favore dei bisognosi, raccogliendo oltre 20 milioni di dollari, e che il massacro di Las Vegas dello scorso 1 ottobre ha spinto 3.300 persone a offrire aiuto alla propria comunità attraverso gli strumenti di risposta alle crisi approntati da Facebook.

E se questi sono dati da considerare ormai il passato, l’ombra dell’azione “buona” della piattaforma si proietta anche verso il 2018. Zuckerberg ha infatti intenzione di puntare alla charity.

Durante l’ultimo Good Social Forum, Facebook ha annunciato nuovi strumenti e iniziative che aiuteranno le persone a fare del bene. In primis il social ha presentato un fondo di donazioni da 50 milioni di dollari per aiutare le comunità dopo calamità naturali e altri disastri, attraverso donazioni dirette. Dal prossimo anno, poi, saranno eliminate le tariffe per le organizzazioni non profit e il 100% delle donazioni effettuate tramite la piattaforma andrà direttamente ai gruppi (Facebook wants to be seen as a force for good)

Non solo: i Nonprofit fundraising tools, ossia gli strumenti per le donazioni caritatevoli, inclusi i pulsanti di donazione, che consentono alle persone di raccogliere fondi per le organizzazioni non profit, ora sono disponibili anche nel Regno Unito, Irlanda, Germania, Francia, Spagna, Italia, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Austria, Finlandia e Lussemburgo.

Le raccolte di fondi personali, invece, ossia quelle che consentono agli utenti di raccogliere fondi per se stessi o in favore di qualcuno o qualcosa che non è utente della piattaforma, sono stati estesi ad altri 16 Paesi tra cui l’Italia.

Gli utenti saranno anche in grado di sincronizzare le proprie raccolte fondi off-Facebook con le raccolte di fondi Facebook, creando un link tra il dentro e il fuori il social, cioè tra una pagina del social e un sito web, in grado di rendere il messaggio caritatevole non solo più forte ma anche aggiornato sui traguardi raggiunti su ambo i versanti.

Entro la prossima primavera, poi, la piattaforma presenterà oltre 500 organizzazioni non profit (Facebook Social Good Forum: Announcing New Tools and Initiatives for Communities to Help Each Other).

Tutto molto encomiabile ma, volendo fare l’avvocato del diavolo, viene da porsi una domanda: se, come sembra evidente, Facebook sta puntando massicciamente al settore charity, potrebbe mangiarsi buone e cospicue fette di mercato, e allora cosa ne sarà di realtà tipo Generosity di Indiegogo o Razoo? Basteranno i collegame nti Facebook-off-Facebook per non tagliarli fuori o, in alternativa, essere assorbiti dal social? Qualche dubbio c’è.

Fate mai donazioni tramite web? Cosa ne pensate dei nuovi strumenti charity di Facebook? Inviate i vostri commenti a @agostinellialdo.

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