Il “click fraud” fa male al digital advertising e ai brand

Il “click fraud” fa male al digital advertising e ai brand

I bot nocivi danneggiano il business delle aziende. Non parliamo ovviamente di buoni del Tesoro ma di quei programmi, simili ai Trojan Horse, che accedono alla rete per svolgere automaticamente una serie di azioni illecite o malevoli.

Simulando le visualizzazioni sui banner e sugli annunci, i software falsano il traffico pubblicitario. Così gli advertiser pensano di aver totalizzato un tot e invece hanno ottenuto molto meno. Al posto degli utenti, infatti, sono le macchine a seguire i vari spot, col risultato che gli investitori arrivano a sostenere fino a 12,5 miliardi di dollari di costi extra che, in pratica, finiscono in nulla (I robot che rubano la pubblicità). Read it in English

Solo quest’anno i bot, detti anche zombie, hanno già provocato danni al mercato del digital advertising per 16,4 miliardi di dollari, mandando in fumo circa il 20% dei ricavi totali nel 2016.

Nel 2016 i ricercatori dell’Università Carlo III di Madrid hanno condotto un esperimento per verificare l’autenticità delle visualizzazioni sui video. Utilizzando un botnet, ossia una rete di computer infettati da malware (i bot), comandata a distanza, hanno simulato 150 visualizzazioni di due video presenti su YouTube. Il risultato è stato che il contatore della popolare piattaforma video ne ha registrate 25 come visite reali, mentre AdWords di Google ne ha contate come vere ben 91, cioè circa il 60%. Insomma un bel danno per chi investe denaro per far conoscere i propri prodotti o servizi (Pubblicità digitale, i bot devastano il mercato globale. Dall’inizio del 2017 danni per 16 miliardi di dollari.

Ad annuvolare ancora di più l’orizzonte interviene una nuova ricerca condotta da Symantec sui botnet a livello globale. E proprio alla capitale iberica spetta il primo posto per essere la città che registra la maggior presenza di bot in Europa, con un numero di infezioni superiore al numero totale di interi paesi quali l’Olanda.

Lo studio, che mette a disposizione anche una mappa interattiva dei bot, rivela che nel 2016 gli zombie in rete sono stati 6.7 milioni e che complessivamente il Vecchio Continente rappresenta quasi un quinto del totale dei bot presenti a livello mondiale (18.7%).

Da parte sua l’Italia si classifica al secondo posto in Europa per infezioni da bot, seconda solo alla Russia. Per essere chiari, va detto che il luogo che ospita un bot non equivale al luogo di residenza del suo creatore: un terminale infetto in Europa può contribuire a un attacco in Asia ed essere controllato da un criminale informatico da un posto qualsiasi negli Stati Uniti.

La buona notizia è che per ripulire l’ecosistema pubblicitario digitale dalle truffe, da qualche anno è sceso in campo il Trustworthy Accountability Group con un suo programma antifrode, aperto a buyer, seller e intermediari. Le aziende che dimostrano di rispettare le linee guida certificate contro la frode ricevono il sigillo ” Certified Against Fraud” e possono utilizzarlo per vantare il proprio impegno per la fornitura di pubblicità digitale.
Letti i dati sulle perdite economiche causate dai bot all’adv, non si può che augurargli buon lavoro!

Quanto vi preoccupa la falsificazione dei contatori adv causati dall’azione dei bot e come cercate di tutelarvi? Tweettate @agostinellialdo.

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