Blockchain e crowdfunding supportano il credito alle PMI

Blockchain e crowdfunding supportano il credito alle PMI

Dopo la finanza, la blockchain approda anche nel crowdfunding. In Francia la diffusione dei “minibons”, titoli nominativi riservati a piattaforme di finanziamento partecipativo, assimilabili ai nostri minibond, ha spinto l’associazione Financement Participatif France (FPF) a collaborare con la Caisse des Dépôts, la Cassa Depositi, per l’implementazione di un’infrastruttura basata sulla blockchain, interamente dedicata alla gestione dei prestiti alle piccole e medie imprese (Pmi). Read it in English

La piattaforma sviluppata dalla FPF permette di emettere e sottoscrive i minibons, consentendo a società e persone fisiche sia di tracciarli che di gestirli. In sostanza il vantaggio è che tutti gli investitori possono mantenere un registro digitalizzato dei titoli.  Non solo: l’emissione dei minibons è più rapida e i costi della transazione vengono di molto ridotti. Le pmi, come  le start up, riescono ad ottenere il denaro che serve loro per lo sviluppo e le operazioni di refinancing, senza dover ricorrere al prestito bancario (per capire bene come funziona la blockchain e quali possibilità offre vi invito a leggere “Blockchain, la “next big” thing che rivoluzionerà il marketing).

E se al momento 5 membri su 60, ossia Credit.fr, Lumo, Everfip, Unilend e Feedelios, utilizzano già questa tecnologia e occorrerà attendere la fine dell’anno affinché sia estesa ai restanti 56, l’obiettivo a lungo termine è molto più ambizioso e punta a consentire l’intero scambio dei minibons in un mercato secondario attraverso la blockchain (Comment la blockchain participe au développement du crowdfunding)

Un sistema basato sempre sulla blockchain è anche quello adottato dalla piattaforma di crowdfunding per le Pmi SmartAngels. In questo caso l’accordo per lo sviluppo della piattaforma informatica è stato siglato con BNP Paribas Securities Services ma, come nel caso della Caisse des Dépôts, la piattaforma dà la possibilità a chi emette i titoli di digitalizzare il registro azionario e agli investitori di disporre del proprio portafoglio online, ben conservato in un registro decentrato e a prova di hacker.

Un altro esempio è Lumo. Si tratta di una piattaforma di crowdfunding specializzata in energie rinnovabili che ha rilasciato minibons per un valore complessivo di 800mila euro. Oltre agli interessi guadagnati con i titoli, ogni sei mesi gli investitori ricevono anche un tot di “SolarCoins”, una sorta di valuta energetica (tracciabile sempre su blockchain) che prova quanta energia effettiva è stata prodotta dai progetti solari che si è scelto di finanziare. Il “tasso di cambio” è SolarCoin per 1 Megawattora prodotto. In tal modo gli investitori prendono atto non solo dell’impatto finanziario dei propri investimenti ma anche dell’impatto sull’ambiente. Il fornitore di elettricità verde alternativo ekWateur li accetta già come metodo di pagamento e Lumo prevede che un giorno sarà possibile pagare tutti i servizi quali il pedaggio urbano, per esempio, direttamente con la eco-criptovaluta.

Vorreste anche voi utilizzare moneta elettronica per il pagamento di alcuni o tutti i servizi? Che idea vi siete fatti della blockchain nel suo complesso? Inviatemi i vostri commenti @agostinellialdo.

Per scoprire di più sul mondo digitale, leggete il mio nuovo libro: “People Are Media

Se ti è piaciuto questo post, leggi anche: “Blockchain: come cambiano i servizi dall’entertainment agli smart contract

Read this post in English