Best practice di creative marketing: il futuro è l’adv esperienziale

Best practice di creative marketing: il futuro è l’adv esperienziale

Una contaminazione tra nuove tecnologie e media: è questo in sostanza la formula del creative marketing, guidato dalla digital transformation. Che significa mixare tra loro componenti diverse – Tv, internet, IoT, QR Code, VR, AR ecc – per realizzare campagne pubblicitarie di grande impatto e in grado di coinvolgere l’utente in prima persona, rendendolo un protagonista al centro dell’azione. Read it in English

Ancora poco sfruttato in tutto il suo potenziale, esistono alcuni ottimi esempi che fanno ben sperare sulla sua evoluzione e diffusione. Uno di questi è la “Campagna del Sole” di E-mart in Sud Corea. Per ovviare al crollo degli acquisti durante la pausa pranzo, ha installato fuori delle stazioni della metro un QR code tridimensionale. Dalle 12 alle 13, le ombre create dal sole a picco sul modello disegnano un QR code che, se inquadrato con lo smartphone, danno ai passanti la possibilità di ottenere offerte e buoni sconti da utilizzare per l’e-shopping mobile. Risultato: E-mart ha aumentato del 60% le vendite.

Knorr, invece, ha coinvolto gli utenti aiutandoli a delineare il proprio “profilo di gusto”, attraverso la campagna “Che cosa ti fa leccare i baffi?”. Una volta approdato nella pagina Internet, il navigatore viene invitato a rispondere a dieci domande sulle proprie preferenze alimentari, cliccando su una serie di immagini da acquolina in bocca. Al termine del test, poi, arriva il responso sulla personalità alimentare (si va dal “guerriero carnivoro” al “maniaco del mare” fino all’“elegante erbivoro”), da condividere con gli amici sui social network. In allegato anche una serie di ricette, coordinate all’orientamento culinario scaturito dalle risposte, che tra gli ingredienti riportano uno dei prodotti dell’azienda. Niente di incredibilmente tecnologico, ma una grande profilazione e tanti dati su potenziali utenti.

Per festeggiare il 100°anniversario della Union Station di Kansas City, un’applicazione in realtà aumentata ha permesso ai passeggeri di entrare nella storia della stazione e far rivivere Harry Truman e Ernest Hemingway, con immagini da condividere sui social. Risultato: 30mila download nei primi due giorni e una media di un’ora a utente spesa all’interno della app.

Il fashion brand LiuJo ha deciso di sfruttare il geo-fancing per Younique, il prossimo tour di eventi dedicati al denim che, in Italia e all’estero, si volgeranno nei punti venditi. Consci che nel giorno dell’incontro con le clienti nel negozio fisico le vendite aumentano del 70%, il marchio punta a massimizzare il risultato, creando una sinergia tra digitale e reale. Gli utenti che in determinate date si troveranno in prossimità degli Store Liu Jo, saranno raggiunti da un annuncio adv personalizzato sullo smartphone con le indicazioni stradali e i dettagli sull’evento in-store. Come andrà si potrà sapere solo a campagna conclusa.

Un esempio da non seguire, infine, è quello di Burger King. La sua recente campagna, infatti, nonostante l’idea originale di sfruttare il chatbot di Google Home attraverso gli spot televisivi, è risultata un boomerang.

Nello spot un commesso del fast food dice “OK Google, cos’è l’hamburger Whopper?”. Il comando vocale attiva lo smartphone del telespettatore che visualizza la risposta. Il tutto, però, oltre a far infuriare Big G, cui non era stato chiesto il permesso e che ha quindi bloccato la funzionalità, ha fatto protestare gli utenti perché ritenuto invasivo. Segno inequivocabile che il creative marketing deve sì coinvolgere il cliente ma mai contro la sua volontà.

Cosa ne pensate del creative marketing, vi piace? L’avete usato? Tweettate i vostri commenti @agostinellialdo.

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