L’advertising nell’èra del mobile: chi innova non perde terreno

In un mercato sempre più legato al mobile e in continua evoluzione, chi sa adeguarsi ai cambiamenti, analizzando i trend e le proiezioni e programmandosi per tempo, vince. Ciò vale soprattutto nell’ambito della comunicazione del prodotto al pubblico: eMarketer prevede che, entro il 2020, a livello globale gli acquisti via telefono rappresenteranno il 71% di tutta la spesa digitale (e il 32% di tutti i media), con una crescita anno su anno del 9,2%. Read in English.

Oggi come oggi, per non mancare il target dei consumatori nomadi, la domanda che ogni brand dovrebbe porsi è: cosa devo fare per sfruttare al meglio questa possibilità? In primis proporre una pubblicità centrata sul media in uso, ossia tarata per il mobile shopping.

L’advertising su smartphone richiede un approccio unico e complesso. Bisogna essere in grado di creare contenuti ad hoc. Inventare nuovi modi di proporre il proprio messaggio, magari sfruttando la realtà virtuale e aumentata, la diretta video e puntando anche all’interattività per coinvolgere attivamente l’utente.

Aol, per esempio, recentemente è stato ingaggiato da un noto marchio di bevande, per proporre agli utenti dei video pubblicitari con funzionalità che permettevano al consumatore sia di geolocalizzare il ristorante più vicino in cui veniva servito il prodotto, che di condividere la sua esperienza sui social.

Si parla di investimenti cospicui in tecnologia. Una spesa che deve essere preventivata e programmata. Ma la cui validità è confermata da una molteplicità di dati.

Attualmente in Italia sono 28,5 milioni (ossia il 48% della popolazione totale) gli utenti attivi mobili che trascorrono in rete una media giornaliera compresa tra le 2 e le 4 ore. Di questi, il 48% ha effettuato almeno un acquisto via smartphone nell’ultimo mese (Digital in 2016). Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano insieme a Netcomm, nel 2015, il fatturato relativo al mobile shopping è stato pari a 3,3 miliardi di euro, con una crescita del 63% rispetto all’anno precedente (Commercio on line).

Dati che non destano stupore, soprattutto se coniugati a quanto evidenziato dall’ultimo aggiornamento del Mobility Report 2016 stilato da Ericsson, secondo il quale gli smartphone hanno ormai superato per numero i cellulari. A livello mondiale, infatti, le sim associate ad un telefono portatile in grado di navigare in rete rappresentano  il 55% di tutto il mobile in circolazione (7,4 miliardi di sottoscrizioni), con 5,1 miliardi di utenti unici (Gli smartphone sorpassano i telefonini). Per Idc, entro il 2020, questa quota sarà occupata per un terzo (attualmente è un quinto) dai phablet, cioè dagli smartphone  con schermi a partire da 5.4 pollici  (Phablets Will Boost Sagging Smartphone Sales). E mentre l’Lte ancora si sta diffondendo, c’è già chi parla del 5G entro cinque anni (Tecnologia 5G, non solo telefonia).

Tirando le somme, quindi, tutto fa prevedere che  la rivoluzione (già in atto) portata avanti dal mobile, inciderà significativamente sull’advertising, trasformandolo profondamente. E chi non agisce per tempo, sarà out nel giro di pochi anni.

Come giudicate la pubblicità mobile attuale? Come la migliorereste e in quali modi preferireste vi venisse proposta? Mi piacerebbe avere i vostri commenti. Tweettate a @agostinellialdo.

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