L’IA esce da letargo. E ora le aziende la vogliono

Più intelligenza artificiale (IA) per tutti: non è uno slogan pubblicitario ma il risultato della crescente integrazione dell’IA in un numero sempre più ampio di applicazioni e servizi. Read in English.

L’interesse suscitato dai Big Data, in grado di mettere a disposizione delle aziende enormi volumi di dati, unitamente ai nuovi e più potenti algoritmi di calcolo, sta di fatto incrementando considerevolmente gli investimenti nel campo dell’IA, facendola finalmente uscire da quello che, ormai, molti esperti consideravano “un lungo inverno”. Più in generale, l’entusiasmo intorno ai grandi dati, anche ad opera di colossi come Google e Facebook, ha convinto molte imprese a investire pesantemente nella raccolta, nella conservazione e nell’organizzazione dei dati, ponendo fine al letargo dell’IA e spingendo sull’acceleratore dell’integrazione.

Un sondaggio pubblicato lo scorso aprile da Narrative Science e condotto dal National Business Research Institute, su un campione di 235 dirigenti aziendali, rivela come il 38% delle aziende stiano già utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale e ben il 62% le utilizzerà entro il 2018. In particolare, il 58% già utilizza l’IA per l’analisi predittiva; il 38% per verificare l’andamento del proprio business e avere a disposizione previsioni attendibili; il 26% per automatizzare le operazioni ripetitive (+ 15% rispetto al 2015); il 25% per il riconoscimento vocale.

Aldo Agostinelli - AI and big dataUn dato confermato anche dallo studio pubblicato recentemente da eMarketer, secondo il quale l’utilizzo dell’IA subirà un’accelerazione nei prossimi anni. La classifica degli ambiti in cui l’Intelligenza artificiale giocherà un ruolo fondamentale vede ai primi posti la stampa 3D (+78%), i veicoli autonomi (+63%) e i chatbot (+22%).

Le grandi aziende, dunque, si stanno attrezzando. Non solo per dotarsi di IA e implementare il proprio business ma anche per la produzione di nuovi prodotti, da destinare ai più svariati settori del mercato. Un esempio è l’accordo siglato lo scorso ottobre da Ibm con Majesco, fornitore globale di software per assicurazioni. Lo scopo della collaborazione è la  realizzazione di una piattaforma cloud che sfrutterà la tecnologia di cognitive computing di Watson, il sistema di intelligenza artificiale, in grado di rispondere a domande espresse in linguaggio naturale. Una volta messa a punto, grazie anche all’uso di dati predittivi, la piattaforma fornirà agli assicuratori gli strumenti base per lo sviluppo di nuovi servizi e prodotti da offrire ai propri clienti.

C’è, però, un “ma”: dalle ricerche citate emerge come, a fronte di una maggiore infiltrazione dell’IA, non corrisponda un’altrettanta consapevolezza dei suoi utilizzatori. Stando al report di Narrative Science, ben l’88% dei manager delle aziende che dispongono di applicazioni di IA hanno dichiarato di non utilizzarla, salvo poi dichiarare di fare uso giornaliero di applicazioni come, per esempio, gli assistenti personali virtuali, che di fatto la integrano. Un paradosso che occorrerà risolvere con una più attenta comunicazione, atta a spiegare e far comprendere ai manager “cosa è” e “cosa può fare” per noi l’Intelligenza Artificiale.

Quali applicazioni con intelligenza artificiale utilizzate? Cosa ne pensate? Mi piacerebbe avere i vostri commenti. Tweettate a @agostinellialdo.

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