L’evoluzione degli smartwatch punta alla salute dei professionisti

Aldo AgostinelliQuattordici miliardi di dollari: è la cifra in ricavi che, secondo le stime dell’istituto di ricerca Abi, entro il 2021 il mercato della wearable technology sarà in grado di produrre nell’ambito del settore professionale. Gli indossabili per i lavoratori, insomma, stanno dando la scalata al mercato. Il tutto mentre, sul versante del mass market,  gli ultimi dati rilasciati da IDC (Smartwatch Market Declines) indicano che, nel terzo trimestre del 2016, gli smartwatch hanno rallentato la loro corsa, registrando un calo del  51,6% delle vendite, rispetto allo stesso periodo del 2015.

“Il forte calo dei volumi di spedizione degli smartwatch evidenzia come questi orologi oggi non siano per tutti”, ha affermato  Jitesh Ubrani, senior research analyst di IDC Mobile Device Trackers. “E’ importante che lo scopo d’uso di un oggetto sia chiaro ed è per tale motivo che molti produttori si sono concentrati sul fitness tracking e le attività legate allo sport”.

L’assunto è palese: la chiara destinazione di utilizzo di un dispositivo hi-tech, unita alla  semplicità di gestione e, soprattutto, alla sua utilità, sono aspetti imprescindibili  per decretarne il successo.

L’assunto è palese: la chiara destinazione di utilizzo di un dispositivo hi-tech, unita alla  semplicità di gestione e, soprattutto, alla sua utilità, sono aspetti imprescindibili  per decretarne il successo. In particolare se parliamo di indossabili come gli orologi smart.

Ed è per questo che, a fronte di un pubblico spesso interdetto sui motivi per i quali dovrebbe portare al polso un orologio “intelligente”, che avvisa della chiamata in arrivo sullo smartphone in tasca, a fare la parte del leone nel mercato sono gli orologi specializzati in un compito ben preciso. Come, per esempio, quelli dediti al monitoraggio delle prestazioni sportive. O anche i nuovi emergenti: gli smartwatch in grado di controllare lo stato psico-fisico dei professionisti.

Uno studio commissionato dal britannico PMI Health Group ha mostrato come oltre il 26% dei dipendenti londinesi siano dotati di wearables, rispetto alla media britannica che si assesta intorno al 9%.

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“I dispositivi indossabili in dotazione ai lavoratori forniscono ai datori di lavoro un’occasione d’oro per raccogliere dati preziosi utili al fine di migliorare la salute e il benessere dei propri dipendenti”, ha spiegato Mike Blake, direttore del PMI Health Group.

Rispetto al 2012, le proiezioni di mercato della ricerca riportano un aumento dell’800% degli indossabili entro il 2018 che, nel Regno Unito, stando alle stime raggiungerebbero così la soglia dei 5.8 miliardi di dollari di valore.

La salute di quanti lavorano, dunque, costituisce uno degli ambiti più promettenti per l’evoluzione e la maturazione degli smartwatch che, se ben indirizzati, sono in grado di attrarre nella propria orbita segmenti di mercato ampi ma molto ben definiti.

Lo prova il grande interesse che i finanziatori d’Oltreoceano, stanno dimostrando verso le start-up del settore, impegnate nello sviluppo di apposite applicazioni di diagnostica da integrare negli indossabili.

Una di queste è Cardiogram. La giovane company statunitense ha appena ricevuto una tranche di 2 milioni di dollari di finanziamento per mettere a punto la sua applicazione di diagnostica per Apple Watch ed estendere le sue funzionalità a qualunque tipo di dispositivo indossabile, da Android Wear ai fit tracker come Fitbit o Garmin.

Monitorare attraverso i wearables la salute dei lavoratori, non va solo a loro vantaggio

Al momento l’applicazione sta apprendendo a identificare e prevedere con maggiore precisione lo stato di salute del cuore e la  fibrillazione atriale. A tale scopo, i ricercatori di Cardiogram stanno lavorando a stretto contatto con i ricercatori e i cardiologi dell’Università della California di San Francisco, come parte dello studio Health eHeart study.

“Monitorare attraverso i wearables la salute dei lavoratori, non va solo a loro vantaggio”, afferma Blake, “ma consente un approccio più proattivo alla gestione delle assenze e, nel lungo termine, può contribuire a ridurre gli incidenti e i costi dell’assicurazione sanitaria a carico delle imprese”.

E voi cosa ne pensate? Trovate utili gli smartwatch che monitorano la salute? E sareste d’accordo a condividere i dati col datore di lavoro? Mandatemi i vostri tweet a @AgostinelliAldo o condividete i vostri pensieri qui.

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